Amore: chimica di un sentimento

novembre 18, 2016

 

È la cosa più desiderata al mondo. Nessuno è in grado di quantificarlo o definirlo ma tutti sappiamo cosa significa. La prima cosa che ci viene in mente quando sentiamo questa parola magica è un partner, fisico per alcuni, immaginario o spirituale per altri. Mi piace molto la distinzione che fanno i nostri amici greci che chiamano “Philia” l’amore tra amici o l’interesse verso qualcosa; con “Eros” definivano l’amore sessuale, mentre “Agape” è amore incondizionato, (anche non ricambiato) spesso con riferimenti religiosi oppure lo stesso amore che si ha verso un figlio. Infine “Storge” è l’amore familiare, a volte litigarello, ma quasi sempre sincero e diretto.

Chi si innamora?

Potenzialmente tutti. Ogni essere umano può innamorarsi, “cadere nell’amore” per dirla nella letterale traduzione del termine inglese to fall in love. La stessa persona può innamorarsi più volte nel corso della vita, e anche in modi diversi. Ci sono, infiniti modi per innamorarsi. Un adulto è per definizione, un essere logico, in grado di ragionare, prevedere, valutare le situazioni, prendere decisioni. Ma per l’amore queste doti e qualità non sembrano essere molto utili. Anzi, colui che si innamora necessita di lasciarsi “contaminare” o meglio pervadere dal bambino che è in lui. Basti pensare che anche solo sul piano comportamentale l’innamoramento rappresenta per molti versi un ritorno all’infanzia.

Perché ci si innamora?

Domanda ambiziosa, questa. Difficile dire perché ci si innamori. Fondamentalmente si potrebbe dire che l’amore lo si desidera perché ci rende soddisfatti, nel modo più completo ed eccitante del termine, rende sicuri e soprattutto ci fa sentire importanti e desiderabili agli occhi di una persona: tutte caratteristiche sicuramente molto rilevanti per il benessere psicofisico di un essere umano. Secondo alcuni studiosi la voglia di amare è scritta nel nostro DNA. Infatti nasciamo con la capacità di amare manifestata prima dal nostro amore verso i genitori, poi per le persone che ci sono vicine e infine verso la persona che diventerà l’altro genitore dei nostri figli. L’ambiente, in seguito, c’insegnerà come espletarla. Altri sostengono che l’Amore, non è innato e primario, è un esperienza che piuttosto si acquisisce nella vita individuale successiva come prodotto dell’esperienza che la persona affronta dal momento in cui si differenzia dal gruppo sociale e acquisisce coscienza della sua individualità.  Ma di chi ci innamoriamo? Ci si innamora, tendenzialmente, di persone simili o di altre completamente diverse ma, in qualche modo, complementari a noi. La scelta del partner non dipende mai dal caso ma è condizionata da desideri molto spesso inconsci. Anche se abbiamo l’impressione che ogni decisione non sia frutto di un condizionamento esterno ma dipenda da un totale controllo di noi stessi, non è affatto così: le nostre scelte sono influenzate da ciò che viviamo anche quando si parla d’amore. Nell’attrazione fisica entrano in gioco diversi fattori: lo sguardo, il sorriso, la mimica facciale, il modo di parlare, di gesticolare, di camminare, la personalità, il fascino. La bellezza dell’essere amato è qualcosa che non è mai soltanto carnale. Ma cosa succede quando ci innamoriamo? Gli scienziati che studiano la cosiddetta “chimica dell’amore” affermano che nel nostro cervello si scatena una tempesta di neurotrasmettitori. Un gran caos. Il sentimento suscitato dalla “dolce metà” attiva due zone cerebrali collegate all’energia e all’euforia e fa produrre alti livelli di dopamina. Più si è innamorati, più queste zone del cervello vanno in tilt. Ossia l’innamoramento ci rende in pratica dipendenti dal partner.La prima fase dell’innamoramento, ossia l’infatuazione, è infatti caratterizzata da un senso di dipendenza dall’altro e da sensazioni intense sul piano emotivo e su quello erotico. Lo stato di esaltazione che si prova all’inizio di un rapporto è dovuto all’azione della fenilammina, una molecola naturale che sarebbe in grado di suscitare effetti analoghi a quelli delle anfetamine: rende iperattivi ed euforici e fa sì che il cervello rilasci un neurotrasmettitore, appunto la dopamina, che regala sensazioni di piacere. E’ tutta colpa “proprio” della dopamina se due innamorati vogliono stare sempre insieme e si telefonano cento volte al giorno. Infatti, quando un evento si rivela più felice di quanto speravamo, la dopamina emette un segnale di benessere che spinge a ripetere l’esperienza. Secondo gli esperti si ritorna coi piedi per terra al massimo entro sei anni quando l’effetto della feniltilamina si acquieta. ll fatidico passaggio dall’innamoramento all’amore avverrebbe invece grazie all’ossitocina secreta dall’ipofisi ogni volta che tocchiamo la persona amata. L’ossitocina è una sorta di collante ormonale, lo stesso responsabile dell’attaccamento tra madre e figlio, e aumenta notevolmente ogni volta che raggiungiamo l’orgasmo. Questo ormone procura anche un senso di attaccamento e di affetto e viene attivato anche da stimoli come il massaggio, le carezze, gli abbracci. Sono molto importanti quindi  le coccole e il contatto fisico per mantenere vivo il rapporto con il partner. Ma perché tra le migliaia di persone che incontriamo solo una fa scattare l’attrazione amorosa? Quando è fulminea parliamo proprio del cosiddetto COLPO DI FULMINE, che non è altro che un innamoramento che avviene rapidamente. Per rispondere a questa domanda voglio raccontarvi una storia. Quella tra Psiche e Amore.

E’ uno di quei racconti, che per generazioni, attraverso i secoli, ha fatto sognare tutti gli innamorati. Raffigurati da pittori e scultori, i due amanti sono diventati il simbolo stesso dell’amore e della passione. Tanto più che la loro storia è una delle poche, tra i miti greci, che ebbe un lieto fine.

Psiche era la più giovane, ma soprattutto la più bella di tre sorelle. La sua bellezza era così grande ed eterea da suscitare l’ira della più vanitosa tra le dee: Venere. Accecata dalla collera e dall’odio, colei che era riconosciuta proprio come la dea della bellezza, decise di vendicarsi della fanciulla e chiese ad Amore di aiutarla. Il suo piano era quello di far innamorare Psiche di un uomo di umili condizioni. Il dio dell’Amore accettò il compito assegnatogli da Venere, ma appena vide Psiche ne rimase talmente affascinato da innamorarsene egli stesso, perdutamente. La portò con sé nel suo palazzo, ma senza rivelarle la propria identità. Anche Psiche si innamorò di questo giovane misterioso che ogni sera si recava a farle visita, ma solo al calar del sole, per impedirle di capire chi fosse in realtà il proprio amante. Ma la curiosità, si sa, è femmina. E questo vale fin dalla notte dei tempi. Una notte, Psiche, decisa a dare un volto all’uomo che l’aveva fatta innamorare così perdutamente, ma soprattutto spinta dalle due invidiose sorelle, illuminò il viso di Amore con una lanterna mentre lui dormiva. Cupido, svegliato da una goccia di olio bollente che cadde dalla lampada sulla sua spalla, rimase così deluso dal gesto della ragazza, da arrivare ad abbandonarla. Psiche cadde preda della disperazione e iniziò a vagare per tutto il mondo alla ricerca del suo amato. Fu così che arrivò al palazzo di Venere per chiederle aiuto. La bellissima dea sottopose la fanciulla a quattro prove impossibili da superare, ma che lei affrontò con successo grazie all’aiuto di esseri divini. La prima prova consisteva nel dividere un enorme mucchio di semi in vari gruppi a seconda del tipo dei semi, il tutto prima che Venere tornasse da una festa. Fu una formica che, avendo pietà di lei, andò a chiamare le sue compagne e in men che non si dica riuscirono a dividere tutti i semi per gruppi omogenei. La seconda prova prevedeva di prelevare e portare a Venere la lana di alcune pecore dal vello d’oro. Ma mentre Psiche correva verso le pecorelle per portare a termine la sua missione, una canna la fermò svelandole che, in realtà, quegli ovini erano belve feroci che avrebbero dilaniato il suo corpo, e le consigliò di aspettare la sera e di scuotere i cespugli tra cui pascolavano, per prendere la lana che vi era rimasta impigliata. Psiche riuscì così a superare anche questa prova. La terza prova consisteva nello scalare le ripidissime pareti di un monte e riempire un’ampolla con l’acqua di una fonte sacra. In questo caso fu un’aquila reale ad aiutarla: le strappò l’ampolla dalle mani e gliela riportò dopo averla riempita con l’acqua sacra. Per superare la quarta prova venne aiutata dai consigli di una torre parlante: la fanciulla doveva andare negli Inferi e chiedere a Proserpina di mettere in un vaso un po’ della sua bellezza. Attraverso una serie di peripezie Psiche riuscì a raggiungere anche in questo caso il suo obiettivo. Dopo aver superato tutte e quattro le prove, Psiche si vide esausta e sciupata, la sua bellezza non era più la stessa. E fu a quel punto che decise di aprire il vaso per tornare ad essere bella come sempre, benché le fosse stato detto di non aprirlo per nessun motivo, pena la morte. La fanciulla aprì dunque il vaso, ma all’interno non trovò altro che un sonno profondo che la fece addormentare all’istante. Intanto, Amore, anch’egli preso dalla nostalgia per la propria amata, iniziò a cercarla dappertutto, finché non la scorse adagiata a terra, da dove la sollevò, rinchiudendo il sonno nel vaso e la svegliò pungendola con una delle sue frecce. A quel punto decise di portarla sull‘Olimpo per chiedere a Zeus di farla diventare immortale. Il dio di tutti gli dei accettò e le fece bere un bicchiere di ambrosiaRaggiunta l’immortalità Psiche divenne la moglie di Amore, dal quale ebbe una figlia che chiamarono Voluttà.

A presto

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One comment

  1. A volte, per qualcuno spesso, emozioni e sentimenti hanno sede nella pancia, e se da li nascono sono loro che danno vita a quelle connessioni elettrochimiche che scatenano ormoni e cambiamenti psicofisici. Se ciò fosse vero, ed in diversi casi lo è, allora gli ormoni sono l’effetto e non la causa, e allora dobbiamo cercare dentro di noi la sorgente da cui prendono vita sentimenti ed emozioni!

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