conosci quello che sai: le fasi dell’apprendimento

gennaio 31, 2017

Quando parliamo di competenze, ci rifacciamo all’idea di “saper fare bene una cosa”, essere “preparati” ed “esperti” in un determinato settore o attività.Così si dice che un medico (o un avvocato, un idraulico ecc.) è “competente” per segnalare che sa fare il proprio mestiere a “regola d’arte”, e sottolinearne la conseguente affidabilità. Colui che è competente è detto anche “esperto” in dato campo (la medicina clinica, gli impianti idraulici ecc.), in forza della sua formazione e/o di un’adeguata pratica. Chiamiamo “incompetente” chi, pur avendo fruito di formazione e/o pratica, non è in grado di produrre prestazioni affidabili, mentre definiamo “principiante” o “inesperto” chi non ha ancora la formazione e/o l’esperienza necessaria.Consultando il dizionario italiano verifichiamo che la radice del termine è quella del verbo latino “competere” che significa andare insieme, far convergere in un medesimo punto, ossia mirare ad un obiettivo comune.La competenza, perciò, è considerata come qualcosa che si “sviluppa”, che ha un processo di incremento che richiede un certo periodo di tempo.Per questo raggiungimento, inoltre, vengono indicati come “strategici” gli “obiettivi di apprendimento”, suggerendo così che lo sviluppo delle competenze è un processo indiretto, e rappresenta un effetto collaterale e di lungo termine del conseguimento di tali obiettivi.Gli obiettivi sarebbero cioè gli intermediari per assicurare lo sviluppo delle competenze. Nelle competenze sono connessi tanto aspetti “cognitivi” quanto “affettivi”, poiché esse coinvolgono anche atteggiamenti: (la disponibilità ad impegnarsi nel campo in cui ci si sente competenti, per esempio) e motivazioni ( la “motivazione alla competenza”, la spinta ad agire con successo ed efficacia). Per avere successo è molto importante conoscere tutti gli aspetti e i segreti del settore in cui si vuole operare. Ad esempio, è molto difficile aprire una pizzeria di successo se non si conoscono i segreti per fare un’ottima pizza o se non si ha esperienza nel settore della ristorazione. La competenza professionale o il saperci fare (in inglese ciò che chiamano il Know-how) comprende tutte quelle competenze distintive che sono le caratteristiche che contraddistinguono l’imprenditore (attitudini, abilità, conoscenze commerciali e tecniche). Le qualità speciali che  permetteranno di essere migliore o più competitivo rispetto ai tuoi concorrenti. Alla base del successo di un’impresa vi è sempre la conoscenza degli aspetti specifici che caratterizzano il settore dove l’impresa va a operare. L’imprenditore è pertanto chiamato a possedere queste competenze e a circondarsi di collaboratori, dipendenti o consulenti che abbiano una buona esperienza specifica.La competenza quindi non è direttamente proporzionale alla quantità di conoscenze e di abilità, quanto piuttosto alla capacità di saperli applicare e adattare alle varie situazioni e contesti. Facciamo l’esempio classico dell’automobile: che cosa significa avere la competenza di guida? Sicuramente non basta conoscere il funzionamento della macchina, conoscere il codice della strada ed essere in possesso della patente. Guidare un’autovettura rappresenta di fatto una competenza che sottende più conoscenze e capacità che vengono orchestrate contemporaneamente. Non si tratta solo di coordinare la frizione e l’acceleratore ma anche di mantenere la direzione, controllare le condizioni della strada e del traffico, fare attenzione ai pedoni che attraversano, ecc. Quindi saremo tanto più competenti alla guida quanto più saremo capaci di adattare i nostri comportamenti e il nostro stile di guida alla varie situazioni in cui ci troviamo: ad esempio guidare in autostrada non è la stessa cosa che guidare su una strada di montagna è tanto meno quella di guidare in città. Inoltre, come fanno sperimentare nei corsi di guida sicura, è ben diverso guidare sull’asfalto asciutto che non su quello bagnato, per non parlare di quello ghiacciato. Da cosa sono formate le competenze? Abbiamo visto con l’esempio  della guida,che ciascuna competenza racchiude in sé molteplici elementi. Come detto prima, nella competenza sono connessi tanto aspetti “cognitivi” , quanto” affettivi” .Infatti le competenze si formano dall’integrazione tra molteplici risorse interne della persona, costituite in modo particolare da nozioni (sapere) , da abilità (saper fare) ed anche da attitudini e caratteristiche personali (saper essere). La progressione nell’apprendere le abilità è la seguente:

Si parte dalla cosiddetta “incompetenza inconscia” (Ovvero non sappiamo fare una cosa e non sappiamo neanche di non saperla fare, non ci rendiamo nemmeno conto che ci serva, fino a che l’esperienza di vita non ci porta ad averne bisogno).Si passa alla “incompetenza conscia” (Non sappiamo ancora fare quella cosa, ma questa volta ne siamo consapevoli. Ci mettiamo in azione quindi e tentiamo di imparare). Si lavora sulla “competenza conscia” ( Stiamo imparando o abbiamo imparato, ma per applicare la nuova abilità appresa dobbiamo ancora pensarci e concentrarci perché il processo non è ancora così automatico). E infine si approda alla “competenza inconscia” (Abbiamo ormai imparato, e per mettere in pratica la nostra nuova abilità non c’è nemmeno più bisogno di pensarci; farà tutto il nostro inconscio che si comporterà come un “pilota automatico”).Che cosa rende possibile tale integrazione?

Motivazione: “lo voglio fare”
Autodisciplina: rimanere sul pezzo anche se costa fatica
Consapevolezza: conoscenza di cosa si sta facendo e del perché
Focalizzazione: concentrarsi sul presente
Conoscenza obiettivi e risultati pianificati: permettono di attivare le precedenti attitudini
Tempo: si devono passare le fasi e consolidare la fase di competenza inconscia

L’esperienza, ripetuta e finalizzata, serve a sviluppare e consolidare la competenza. Allenarsi, come sanno bene gli sportivi, significa fondamentalmente sbagliare, fallire, cadere per poi rialzarsi sempre, andando via via ad apprendere gli schemi e le strategie ed affinare i movimenti. La motivazione è quell’energia che innesca il desiderio di iniziare a sperimentarsi e che sostiene l’impegno durante il percorso di apprendimento: è quella molla che ci rimette in piedi e ci fa andare avanti finché non si ottiene il risultato tanto atteso. A sua volta la motivazione è strettamente connessa alla convinzione di riuscire, di potercela fare, di essere in grado di ottenere ciò che si vuole grazie alla propria determinazione: in sintesi potremmo dire che il  grado di motivazione è direttamente proporzionale a quelle che vengono chiamate le “convinzioni potenzianti”.Se abbiamo  sulle nostre possibilità di riuscita siamo presumibilmente poco motivati. Se siamo poco motivati, o desistiamo dall’azione e quindi, nel nostro caso, dall’esercizio delle nostre capacità oppure ci fermiamo ai primi ostacoli che ci fanno “cadere” o inciampare, finiamo per interpretare le nostre difficoltà o insuccessi come una conferma della nostra incapacità. E chiaramente, se non proviamo, se non ci esercitiamo, se non sbagliamo, difficilmente potremo sviluppare le nostre competenze.

 “Conoscere non è abbastanza; dobbiamo mettere in pratica ciò che sappiamo. Nemmeno volere è abbastanza; dobbiamo fare”.J.W. Goethe,

A presto.

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