i tuoi sogni non stanno in una tasca

maggio 24, 2017

La mente umana è un perfetto sistema organizzato per fare previsioni sul mondo, sugli altri e sugli eventi, per permetterci di prepararsi al meglio. Purtroppo, qualche volta questo sistema rischia di intrappolarci ed invece che esserci d’aiuto, ci blocca. Ci blocchiamo perché prendiamo in considerazione solo alcuni scenari, solo alcune “storie” su come potrà andare quello che ci prospettiamo, focalizzandoci di più su quello che temiamo. Ciò che dovrebbe essere solo una spia ed una guida, ovvero le nostre emozioni ed i nostri pensieri, diventano esperienze da cui fuggire. Ad esempio: a volte facciamo di tutto per evitare emozioni come la tristezza, “indicatore” che ci segnala che non abbiamo raggiunto un obiettivo o che abbiamo perso qualcosa. La vogliamo evitare a tal punto che spesso nemmeno ci impegniamo in qualcosa per paura di fallire, perché pensiamo che anche un solo errore comporterebbe un dissesto totale. A volte il presente può apparire insoddisfacente e frustrante ed è umano ritornare con i pensieri a momenti felici e appaganti del passato dove ti sei sentito o sei stato davvero bene. Si chiamano ” ancoraggi”. Quando questo comportamento però, diventa la regola, l’effetto potrebbe essere quello di bloccare tutte quelle azioni future che  ti permetterebbero di vivere una vita più autentica o comunque di far qualcosa per cambiarla. Sentiamo sovente parlare di paura del futuro, ansia del futuro. Non sapere cosa accadrà, cosa succederà nella nostra vita sentimentale o lavorativa.  Il futuro quindi per la sua imprevedibilità, è davvero da temere? In genere il futuro mette ansia perché pensiamo di poterci ritrovare in situazioni, dove non sappiamo gestire eventi ed imprevisti. Forse non ci rendiamo conto che a volte ciò che ci rende veramente infelici sono più le idee e le convinzioni che non abbiamo su cosa sia la felicità e sullo star bene, che gli eventi in sé. Convinzioni, idee,  pensieri che prendiamo per veri perché li abbiamo sempre sentiti dentro, perché la pensano tutti così, o perchè le esperienze ci hanno insegnato questo. Una trappola mentale molto insidiosa. La felicità, in quanto emozione, è fugace, rapida, non può durare a lungo, così come le altre emozioni; come non possiamo provare a lungo felicità, non possiamo stare costantemente tristi o in ansia, contrariamente a quanto si pensa. Quando puntiamo a essere felici per sentirci bene, un pensiero del tipo “starò veramente bene quando sarò felice”? Diventa un paradosso, un’altra trappola nella quale inconsapevolmente molte volte cadiamo. Secondo Russ Harris, psicoterapeuta australiano, la felicità porta con sé almeno due significati molto diversi, un significato sinonimo di “sentirsi bene”, e l’altro, quello di “vivere una vita ricca, piena e significativa”. Alcuni dei recenti studi, di cui Harris è stato ricercatore, si sono focalizzati, non tanto nel mettere in dubbio questi pensieri ma nel chiedersi quanto essi siano utili, provando a distaccarsene e impegnandosi in ciò che per noi è importante; cercando di restare concentrati sul presente senza preoccuparsi troppo del passato o del futuro. Parlando di felicità mi è venuto in mente un book che avevo letto un po di tempo fa, dal titolo; l’amore non è mai dispari. In beve ne troverete il sunto di seguito.

A presto.

“Per tutta la vita, siamo entrati in ampiezze di altre vite. Senza morbosità e fini e anche senza volerlo. Qualche volta ne siamo usciti anche con violenza. Abbiamo varcato lo spazio intermedio dove il passato rimanesse leggero, il presente importante e il futuro scartato di grandiosi progetti. La nostra vista è stata solo una telecamera nascosta che sapeva ingrandire vuoti e forme, per poi rimpicciolirsi e rendere così piccolo il tutto, da rimanere invischiati nel suo turbine sconvolgente di storie, come un film a colori, certe volte in bianco e nero o soltanto a guardare con una smorfia un solo fotogramma rubato. Niente è più armonico di due strade che s’incontrano e niente è più ridicolo di due percorsi che si dividono per sfuggire l’uno all’altro o per funzionalità d’occasioni che si sfiorano appena, senza toccarsi. Come fanno spesso l’uomo e la donna. Insieme o da soli. E non ha importanza dove e quando o perché. Senza “amore” non c’è niente e la teoria del “vivere” questa volta assume un senso mistico e calligrafico destinato a un rullino di una pellicola stabile e intatta. E l’amore non è mai dispari, anche se si è soli, da soli e più soli. Anche se certe volte si ha un filo di ruggine dentro. Molti uomini e molte donne sanno ancora sognare, altri addirittura col cuore cercano di volare, cavalcare le onde del mare (l’importante è saper nuotare), parlare con le sirene del mondo fuori senza rimanerne stregati; tuttavia, se ne vergognano, quasi fosse questa una debolezza, anziché una forza dell’anima. Sembra uno svantaggio oggi mettersi in gioco, cercare di capire o tendere la mano. E questo era quello che mi trovavo a pensare giorni fa leggendo un giornale e bevendo il primo caffè al bar “Cafferino” di Lurago Marinone, che quando lo bevi questo caffè, è tutto un orgasmo nel cercare di svegliarsi. E più il tempo canta sui nostri anni e più ci accorgiamo di essere solo un frammento di vita rimasto in bilico e sospeso sul picco del passato. Non per rimpiangerlo, ma per desiderio di destinarlo all’infinito. E non a testamento. È come il primo biancore dell’alba oggi, in questo preciso momento, che comincia a staccarsi strisciando sui marciapiedi, per strofinarsi ruffiano contro le pareti delle case. Possiamo guardare ovunque e vedere strade piene di gente che si cerca. Qualche volta ci si ritrova, qualche volta ci si perde. Spesso ci si ricerca ancora. “La felicità siamo noi o quello che abbiamo saputo dare e senza aspettare ricompense”. Profonda consapevolezza raggiunta quando forse dalla vita ti aspetti poco o nulla. “Mi innamoro più facilmente delle donne che, quando ti ammali di silenzi, ti curano le parole, ti scippano il tempo senza che te ne accorgi”. Un’autodenuncia che vuole essere rimpianto, conoscenza di sé o speranza. Speranza di ritrovare ciò che si è perduto o ciò che non si è mai trovato, tra i rumori di città, di paesi anche lontani, dei propri pensieri o della propria anima. “E l’amore è una bellezza silenziosa, E un silenzio vince sempre su un rumore”.

 

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