il linguaggio ” responsabile”

gennaio 29, 2018

“La verità è un valore assoluto al quale non è possibile accedere se non limitatamente, e ciascuno, nell’esprimerla mediante il linguaggio, non fa che renderne un’interpretazione”.

L’art. 21 della Costituzione garantisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, senza limitazioni.Ma cosa vuol dire davvero libertà di espressione? Prima di essere un diritto inviolabile riconosciuto e garantito dalla Costituzione, la libertà di manifestare il proprio pensiero è un diritto dell’uomo, ed è uno tra i più importanti aspetti della personalità. Ogni individuo, ambisce a volersi esprimere a modo suo, a fare battaglie con la propria testa attraverso l’insieme di conoscenze, di impressioni, di convinzioni e di emozioni che lo definiscono nel suo intimo. Prima  ancora di essere un tramite di partecipazione attiva alla vita sociale, tale diritto attinge alla sfera più intima dell’interiorità umana, dell’individuo in quanto tale, rendendolo soggetto di una “libertà responsabile” che si arricchisce del vissuto, e si moltiplica anche imparando a conoscere in profondità i modi di vivere, i tentativi, i sogni degli altri. Il diritto di ognuno a manifestare il proprio pensiero non deve però ledere la dignità altrui. Il logos, che rende l’uomo il solo vivente fra i viventi in grado di accedere alla verità, lo rende anche capace di nasconderla o di diffonderla mistificata. Perché è importante che questo aspetto della personalità, ovvero l’espressione di sé stessi, sia ben formato? Perché ci permette di comunicare il nostro punto di vista, d’illustrare un’idea o un progetto, di parlare di sé e delle proprie emozioni e di lottare per le proprie cause. I genitori che sostengono e incoraggiano i propri figli sin da piccoli  ad esprimersi liberamente e affinare il loro linguaggio, li facilitano nel processo di costruzione di un sè forte e sicuro. come? attraverso l’ascolto e l’accettazione. Ogni volta che ascolti con attenzione tuo figlio gli dai conferma che le sue parole sono importanti e che lui/lei  è importante. E’ la natura stessa a suggerirti di ascoltare il doppio di quanto  parli. L’uomo è innanzi tutto, autocoscienza, pensiero, comunicazione nel pensiero, dialogo, dialettica. Mediante tale estensione ,la libertà di pensiero concorre assieme agli altri diritti fondamentali dell’uomo, a soddisfare le mutevoli esigenze che caratterizzano la natura umana. Le dinamiche sociali, possono a volte compromettere non solo il pensiero di ciascuno, ma  la disciplina nel manifestarlo. Il rapporto del parlante con il parlare, in  taluni casi può divenire  virtuoso o vizioso. La storia dell’umanità dimostra e insegna, che la parola è stata spesso, uno strumento determinante e sovversivo contro il potere costituito. In diversi luoghi ed in contesti storici assai differenti si sono messe a tacere le voci che si alzavano limpide e libere, da Socrate, a Cristo, a Galileo, a Gandhi, “martiri”, nel significato profondo di “testimonianza” di questo straordinario valore: la libertà di parola. Ma sarebbe riduttivo ancorare la violazione di tale libertà alla soppressione di grandi voci. Dopo la seconda guerra mondiale, la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 ha costituito un momento estremamente significativo, dal quale si è partiti per riaffermare quei valori nei quali erano ancora in molti a credere. La libertà di pensiero e l’informazione sono un presupposto imprescindibile, per la democrazia di un paese, perché nella complessità di un percorso comune, la libertà anche politica è una scelta ed affermazione consapevole delle proprie idee  e preferenze. Un proverbio spagnolo cita: “Non è necessario dire tutto quello che si pensa, ma è necessario pensare tutto ciò che si dice”. Concordo in pieno! Spesso il dire senza il pensare, nasconde delle trappole emotive. Mi viene in mente una persona a me cara con la quale spesso mi confronto. Lui sostiene di non pensare. Ho faticato un po prima di comprendere esattamente cosa intendesse dire. In effetti pensare non significa solo ragionare, riflettere e ricordare in maniera consapevole e intenzionale, ma anche immaginare, prestare attenzione, e lasciarsi trasportare da libere associazioni, attraverso un grande impegno cognitivo dove lasci la mente libera di vagare. E lui da buon cinestesico, questo lo sa fare bene.  Quindi mi chiedo: Cos’è la libertà di pensiero: fare o scegliere? Espressione massima di questa libertà è certamente la Rete Internet, in particolare il mondo dei social. Ciascuno su queste piattaforme apre un proprio account e comincia a dire e a raccontare qualunque cosa, in modo tale che chiunque, con le proprie opinioni, possa raggiungere potenzialmente tutti. Ma se da una parte i social network hanno permesso l’amplificazione della grande rivoluzione del “pensiero”, dall’altra si è confusa questa grande libertà democratica con il concetto “dico quello che voglio, quando voglio”. Sui social ha luogo la democratizzazione delle informazioni, dei pensieri e questo è il bello di questo modo di comunicare. Il problema nasce quando questa libertà non segue regole di buon comportamento e educazione. A esempio: Chiedi l’amicizia a qualcuno su Facebook che non conosci? Perché non ti presenti? Perché quando ti accetta non lo ringrazi? Anche se: “un ladro in un paese non fa di tutti gli abitanti di quel paese dei ladri”. Detti social mettono tutti sullo stesso piano, gli utenti rivelano agli altri i loro gusti attraverso  dei pulsanti “I like” o “mi piace”, le loro relazioni sociali, le loro attività, trasformando la loro personalità reale nella personalità virtuale che, una volta assurta in Internet, vive di vita propria. Tre quarti degli utenti visitano Facebook ogni giorno, e più della metà lo fa diverse volte al giorno: il sé virtuale sembra diventare un impegno a tempo pieno. Come dire: bisognerebbe tornare ad essere  un po meno connessi per ritrovare un minimo di umanità che con fatica ci siamo guadagnati, si chiama sentire, relazione, emozione, piacere, crescita, confronto, empatia, dialogo, desiderio, e così all’ifinito, insomma, si chiama vivere . Concludo con una citazione:

“Quando ti chiedo che cosa fai nella vita, non voglio sapere che lavoro fai. Mi interessa sapere quanta bellezza hai vissuto, che cosa ti tiene sveglio la notte, che cosa ti fa sorridere quando nessuno ti guarda”.
(Fabrizio Caramagna)

A presto

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