il ricatto emotivo

marzo 16, 2017

Ci sono confini invisibili come quello tra un compromesso e un ricatto implicito.
(seriotonina, Twitter)

Frasi come “Tu sai quello che fai”, “La decisione spetta a te”, “Se mi volessi davvero bene, non lo faresti” sono un esempio di messaggi che, a prima vista, sembrano inoffensivi, ma che in realtà hanno una certa intenzionalità, quella di mettere paura all’altra persona e di spingerla a soddisfare i desideri di chi pronuncia queste frasi. Il ricatto emotivo è una forma di controllo che ricorre al senso di colpa, all’obbligo o alla paura per fare in modo che una persona si comporti secondo gli interessi di chi la ricatta. Si tratta di un modo di manipolare la volontà altrui suscitando sentimenti negativi da cui la persona ricattata non può scappare, a meno di fare ciò che vuole il “ricattatore”. L’obiettivo del ricatto emotivo è quello di guadagnare potere in una relazione. Per poter instaurare relazioni affettive e interpersonali durature è necessario fare il possibile ed impegnarsi reciprocamente per mantenerle nel corso del tempo. Tuttavia, alcune volte, questo “impegno” non deriva da una spinta interna, ma sembra “viziato” dalle richieste altrui. Non tutti i ricatti sono uguali né rispondono agli stessi obiettivi. Alcuni sono innocenti e quasi inoffensivi. Tuttavia, altri sono così contorti che possono distruggere psicologicamente la persona. La manipolazione portata all’estremo può causare una ferita emotiva molto grave nella vittima.Il ricattatore emotivo si rivela essere la vittima a causa di tutte le sue insicurezze e paure. Invece di farsi carico dei propri limiti, scarica sull’altro le proprie debolezze, suscitando sentimenti negativi. La persona ricattata accetta tutto, soprattutto per paura delle conseguenze, che scoppi una lite o che il ricattatore metta in pratica le proprie minacce.Cosa significa? Spesso nei rapporti (da quelli genitore-figlio, a quelli amicali, a quelli tra partner) una delle due persone può ricorrere (più o meno consapevolmente e indirettamente) a strategie che gli consentono di ottenere il risultato, ciò che desiderano (solitamente si tratta di ricerca di vicinanza, attenzioni, favori). Vediamo cosa si intende più nello specifico per “ricatto emotivo”.

Ecco gli stili principali di ricatto emotivo.


I punitivi.
Ci dicono chiaramente a cosa andremo incontro se non faremo quello che ci chiedono. In questo caso la persona fa capire che se non si appagherà la sua richiesta la relazione ne uscirà danneggiata. Ad esempio:“se stasera non vieni a trovarmi, non ti rivolgerò più la parola!”.


Gli autopunitivi
. Giocano sul senso di colpa, facendo ricadere su di noi la responsabilità delle loro disgrazie. Il meccanismo è più sottile e contorto, più difficile da gestire. In quest’altro caso, la persona non minaccia la relazione, ma fa capire che se non si esaudirà il suo desiderio ne soffrirà molto e sarà solo per colpa nostra. Ad esempio: “se stasera non vieni a trovarmi, sarò sola davanti alla tv, e mi deprimerò.”


I seduttori
. Il meccanismo è ancora più contorto, perché ci promettono molte cose e ci minacciano poi di togliercele se non faremo come vogliono.


Le vittime
. In questi casi si inverte il ruolo, ossia fanno sentire le vere vittime come persecutori, cioè causa e fonte di infelicità. La persona in questo caso fa la parte della “vittima”, cioè di colei/colui che ha sempre dato o fatto cose per gli altri e che non si vede tornare nulla indietro, cercando di suscitare sentimenti di colpa o compassione nell’altro. Ad esempio: “dopo tutto quello che ho fatto per te, dovrei meritarmi almeno una visita stasera”, o “ieri sera non hai risposto al telefono, non ho dormito tutta la notte, e oggi è stata una giornata bruttissima…”. (Rientrano in questa sfera, per il fatto di suscitare senso di colpa, anche coloro che ricordano che gli devi un favore, perché loro te ne hanno fatto uno tempo fa).

Attraverso queste “tattiche” si cerca di far presa sull’altro agendo sulla paura: paura di perdere la relazione, paura di essere respinti, paura di non farcela senza la presenza dell’altro. Alcune volte ci accorgiamo di essere imprigionati in questi ricatti ma non sappiamo come uscirne, altre volte non ne siamo nemmeno consapevoli. Questo perché i ricatti fanno leva sui nostri “punti deboli”, sui nostri timori più profondi, che spesso risultano da esperienze precoci e passate, che hanno instaurato in noi una certa modalità di relazionarci, e di vedere noi stessi. Chi finisce per cadere  più spesso nella trappola dei ricatti emotivi sono persone con poca stima di sé, con scarsa autonomia, e persone che sono sensibili al giudizio e approvazione degli altri.  Si nota che le persone che ricadono maggiormente vittima dei ricatti emotivi sono soggetti che hanno sviluppato uno o più schemi tra:

  • Bisogno di approvazione, che spinge a fare quello che vogliono gli altri (anche se diverso da quello che si vorrebbe fare) per poter essere apprezzati e stimati.
  • Autosacrificio e sottomissione, per cui si è portati anche a ledere il benessere personale pur di non veder soffrire un’altra persona, o di andare incontro a conflitti e scontri,
  • Abbandono, per cui si rinuncia al proprio benessere pur di non essere lasciati soli, pur di non perdere la relazione.

C’è da dire, che molto spesso, i ricattatori emotivi sono spinti ad agire queste “minacce” guidati dai loro stessi schemi e timori di abbandono e solitudine, più che da effettiva malignità. Tant’è che è importante fare attenzione ad una cosa: il ricatto emotivo può attuarsi inconsapevolmente in reazione ad alcuni episodi che scatenano rabbia, tristezza o paura. Potresti ritrovarti, senza rendertene conto, ad agire questo tipo di “manipolazione” sull’altro. Se la cosa ti viene fatta notare, prova a riflettere sul tuo comportamento. Tutti sbagliamo, ma prenderne atto è il primo passo per non ricadere nell’errore e dare il nostro contributo alla relazione. Cosa fare quindi per uscirne? Attraverso la terapia cognitivo comportamentale, sarà possibile apprendere modalità più equilibrate e benefiche di gestire le relazioni. Rafforzare l’autostima, riconoscere ed esprimere i propri bisogni, incrementare l’assertività.

A presto.

 

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