il senso di colpa

febbraio 14, 2017

Quest’articolo nasce dal mio bisogno personale, come donna intendo, più che come coach, di far luce su un meccanismo della nostra coscienza, chiamato senso di colpa. Il senso di colpa ci segnala un disagio e ci rimprovera quando facciamo qualcosa che va contro il nostro codice morale, e ci perseguita fino a quando non cerchiamo di rimediare. Qualche settimana fa, mi sono imbattuta sul senso di colpa durante un confronto con una persona a me molto cara, e dalla reazione del mio interlocutore, è nata l’esigenza di scrivere questo post. La colpa e la preoccupazione fanno parte delle nostre zone erronee, e sebbene siano due emozioni diverse, in realtà possiamo situarle agli estremi di una stessa linea. Quella vocina interna che ci sgrida quando percepiamo di non aver fatto “la cosa giusta”, può farci provare rimorso, tristezza, frustrazione, e di conseguenza può influire anche sull’ autostima facendoci sentire inadeguati.Da bambini ci hanno insegnato che non si devono fare errori, e ce lo hanno fatto capire attraverso le punizioni. Ci sono dei comportamenti che corrispondono a delle associazioni nella logica di chi interagisce con noi. Sin da bambini ci hanno insegnato cosa è giusto e cosa è sbagliato, molto  di ciò, lo abbiamo etichettarlo come senso di colpa. Inoltre, ci sono alcuni comportamenti, che vanno ad intensificare questa sensazione. Frasi tipo: “mangia tutto, perché ci sono bambini che non hanno nulla tu sei fortunato”, “comportati bene con tuo fratello, se si fa male è colpa tua,”  “Questo tuo comportamento è inaccettabile, non ce la faccio più!”, “Se non studi non ti parlo”, “Dovresti vergognarti” ecc. Tali ricatti morali diventano parte di noi al punto che possiamo ritrovarci a metterli in pratica quando meno ce lo aspettiamo. Si tratta di modalità che pensiamo di avere rifiutato e superato, e il sorprendersi a attuarle, magari anche con le stesse parole, ci fa stare male. Il senso di colpa è un modo di svalutare l’altro, di renderlo fragile sul piano affettivo, per paura di perdere l’artefice del ricatto, la sua fiducia, di non essere amato o accettato, chi ne è vittima si colpevolizza per ciò che è accaduto, proprio a causa di una non buona considerazione di se stesso. Per esempio se mi sento in colpa perché ho fatto piangere mia madre, tenderò a minimizzare o cancellare gli altri eventi che possono avere scatenato quel pianto e metterò al centro dell’evento la situazione che mi riguarda (“è colpa mia, e basta”). Queste modalità vengono riproposte anche in età adulta, in tutti i settori, ma soprattutto nell’ambito dell’affettività e quindi nel rapporto col partner. Nella coppia il senso di colpa gioca spesso un ruolo importante, particolarmente in situazioni di tradimenti, di rottura di rapporti o nel desiderio di autonomia. L’accusa di non provare i sentimenti “giusti”, secondo gli altri o anche sé stessi, di non rispettare le aspettative proprie o altrui, genera sensi di colpa che vengono usati accusandosi o accusando l’altro/a, in un crescendo di generalizzazioni, di accuse su mancanze sue o addirittura della famiglia di origine. Numerose ricerche hanno dimostrato che sono le donne a provare maggiormente il senso di colpa, particolarmente nell’ambito delle relazioni interpersonali. Interessante è però il fatto che il senso di colpa è meno presente nelle donne più giovani a causa di un diverso contesto, di una diversa cultura e di un bombardamento mediatico molto spesso improntato su valori differenti rispetto a quelli delle generazioni precedenti. Non bisogna escludere che possono vivere il senso di colpa persone sensibili condizionate da situazioni esterne e psicologicamente depresse. Senza entrare nel merito di giudizi, mi interessa di più capire quali sono i condizionamenti, quali sono le nostre relazioni con essi e come risolverli. La colpa  ha due principali componenti:la disapprovazione, e la paura delle conseguenze. Quando ci colpevolizziamo per qualcosa, non sfruttiamo il presente perché siamo immobilizzati da quello che è successo nel passato, e quando ci preoccupiamo, ci immobilizziamo per qualcosa che si trova nel futuro e sul quale di solito non abbiamo controllo. Entrambe le emozioni coincidono quindi con un’immobilità nel presente. Il rimorso per qualcosa che è successo nel passato e la paura per quello che possa succedere nel futuro sono ciò che normalmente ci fa uscire di testa nella vita di tutti i giorni. Il mondo è pieno di persone che stanno male per qualcosa che non avrebbero dovuto fare o che sono spaventate da cose che potrebbero arrivare col tempo.  Sembra che questa emozione, sia molto diffusa, che sia molto potente (tende a prendere il sopravvento su di noi) ed estremamente nociva (produce uno stato d’animo particolarmente depotenziante). Il senso di colpa come già detto ha origine dal passato, frustra il presente e produce ansia per il futuro.  Ho notato che chi prova il senso di colpa, vive queste situazioni:

  1. Incapacità di prendere decisioni (fonte e causa del senso di colpa);
  2. Sentirsi colpevole di cose che devono accadere, che sono successe o che potrebbero accadere;
  3. Vergogna e preoccupazione (dirette conseguenze del senso di colpa);
  4. Provare vergogna perché c’è qualcosa di sbagliato in sé;
  5. Sentirsi in colpa perché si è fatto qualcosa di sbagliato
  6. Non controllo sulle cose

Inoltre, il senso di colpa si manifesta come un giudizio e con le seguenti espressioni:

“non sono stato abbastanza bravo”

“non faccio quello che dovrei”

“sono un incapace”

“non sono abbastanza attento”.

E’ evidente che più giudichiamo noi stessi e più il senso di colpa si rafforza. Per prima cosa occorre chiedersi: 

Posso eliminare il senso di colpa?

In questi casi è sempre importante contestualizzare la situazione, interrompere il dialogo interiore che alimenta i sensi di colpa che si rifanno a situazioni passate e riportare se stessi nel “qui ed ora”. Questo risulta importante in quanto più volte ci si ritrova di fronte a percezioni non reali che sono solo alimentate dalle proprie insicurezze, dalla mancanza di fiducia, non solo negli altri ma anche in se stessi. La prima soluzione per vincere il senso di colpa è quella di consapevolizzare questa emozione. Essere consapevoli di provare un’emozione o di avere una convinzione depotenziante è sempre il primo passo per ottenere un cambiamento o una crescita. Inoltre è necessario eliminare i condizionamenti ( le ancore ) tra noi stessi e i sensi di colpa, tra i nostri pensieri e i sensi di colpa, tra le nostre azioni e i sensi di colpa. Per fare questo lavoro si possono utilizzare varie tecniche di pnl di cui vi parlerò in qualche prossimo post.

 Costruite la sensazione di essere meritevoli

Dopo aver eliminato i condizionamenti è necessario costruire una forte e sana convinzione di essere meritevoli di successo. Per uno sportivo essere meritevole di vincere, per uno studente essere meritevole del massimo dei voti, per una mamma essere meritevole dell’amore dei figli e del compagno, per l’imprenditore essere meritevole del successo aziendale, ecc. Questa parte è FONDAMENTALE, senza un buon condizionamento positivo raramente si riescono a raggiungere risultati straordinari. Se stai leggendo questo post allora non vuoi accontentarti come la maggioranza delle persone di lasciarsi condizionare dall’esterno, ma vuoi qualcosa in più. Vuoi manifestare la tua eccellenza. Quindi è importante che lavori sulla tua convinzione di meritevolezza. Come lo puoi fare? Attraverso la ripetizione, ad alta voce e in modalità associata (cioè utilizzando bene la tua fisiologia e le tue emozioni ) affermazioni quali: io merito l’amore, io merito di essere felice, io merito il successo, io merito la vittoria, ecc.

Chiediti: sono responsabile di una colpa reale?

Quello che è accaduto è davvero completamente e totalmente sotto la mia responsabilità? E’ importante comprendere se davvero c’è una colpa. Se davvero abbiamo fatto/detto qualcosa a cui possiamo associare una colpa. A volte, è solo frutto della nostra pre-occupazione oppure deriva da una nostra errata lettura della realtà. Spesso, siamo eccessivamente severi con noi stessi e finiamo per addossarci troppe responsabilità. E’ come se pensassimo che tutto dipendesse da noi.

Cerca le origini del senso di colpa

Quando il senso di colpa è ben radicato ed è reale, allora possiamo cercare di individuare da dove nasce. La consapevolezza è il primo passo per gestire diversamente il senso di colpa e magari ridimensionarlo. Questo perché, spesso si scopre che non si poteva fare diversamente in quella situazione e allora il senso di colpa perde parte del suo senso. Oppure, si comprende che quello che è accaduto non dipendeva totalmente da se stessi e allora, il senso di colpa perde il suo peso specifico. Alla luce di quanto detto, possiamo iniziare a sostituire la parola “colpa” con la parola “responsabilità”. In fondo, si tratta proprio di questo: avevamo delle responsabilità in un determinato contesto/situazione/episodio e ne siamo venuti meno. Ma è completamente diversa la nostra percezione se crediamo di avere un “senso di colpa” per quello che è successo/accaduto/detto o se abbiamo un “senso di responsabilità”. Il “senso di colpa” ci blocca, ci fa sentire in difetto e, soprattutto, peccatori! Il “senso di responsabilità” è qualcosa che, invece, ci fa crescere, che ci fa sentire in “potere” di rimediare e di rimediare all’errore commesso in passato. RESPONSABILITA’= responso/abilità, che tradotto vuol dire: la capacità di dare risposte.

Il senso di colpa spesso copre “pasticci logici” dentro di noi, spesso fa da “scorciatoia mentale” ripercorrendo schemi di pensiero che normalmente fanno più danni del terremoto.

“Ho fatto (o non fatto) quella tal cosa e ora mi sento in colpa”

La risposta più funzionale in questo caso è: “Si può rimediare subito?”

Se si rimediamola, chiedendoci: “come posso fare bene in questa situazione?”.

Ma il meglio viene quando non si può rimediare o quando il rimediare non dipende solo da noi.

“Ho sbagliato e non c’è più niente da fare”

Risposta: “Ok, è vero che potevi forse aver fatto cose migliori in questa situazione, ma adesso qual è la cosa migliore che puoi fare? Sostituiamo il senso di colpa con un senso di abilità: posso sempre chiedermi: voglio stare qui a pensare a quello che ho fatto (forse) di sbagliato o è meglio che usi il mio tempo  per vedere cosa posso fare di buono (e poi farlo)?

Puoi sempre decidere di vivere il senso di colpa o trasformarlo nel senso di abilità e fare il meglio che puoi con le risorse che hai in quel momento. “Nessun carico di sensi di colpa può cambiare il passato e nessun carico di preoccupazioni può cambiare il futuro”.

A presto.

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One comment

  1. Bello spunto. Apre una finestra su un percorso che a mio avviso richiede alcune abilità:
    1. Andare oltre la pnl e il coaching, e qui esiste un solo strumento: liberarsi da un senso di colpa richiede la disponibilità ad immaginarsi liberi dal senso di colpa, un atto creativo e demiurgico, una catarsi vera e propria che può essere innescata utilizzando la forza più grande che abbiamo, la risorsa più immensa. La stessa che ci permette di liberarci per sempre da una scimmia fastidiosa. E poi possiamo chiedere scusa a noi stessi e non ad altri. Per non averlo fatto prima. Le reazioni degli altri possono essere un modo per liberarci. Della scimmia o del senso di colpa. Se gli altri ci restituiscono immagine di noi possiamo valicare l’ostacolo dell’altro mentre non avremmo fatto lo stesso con noi stessi. E così il gioco è fatto: liberi del senso di colpa. A quale prezzo? Nessuno se sappiamo trarre insegnamento. Rottura della relazione se non siamo capaci di riconoscere il lavoro ed il favore che l’altro ci ha fatto. Soprattutto se è stato un gesto d’amore: qualcuno sacrifica il rapporto o lo mette a dura prova pur di crescere insieme. Qualcun altro tiene comportamenti che invece accontentano ma non producono cambiamenti.
    2. Sospensione del giudizio. Andare oltre vuol dire separare i fatti dalle persone. Le persone non sono i metamodelli che usano. Non sono le idee che hanno in un dato momento. Non sono le parole che pronunciano. Quando due persone discutono si scontrano sulle loro idee e sui valori, sui giudizi e sui pensieri. Se un rapporto finisce per questo vuol dire che non era rapporto, se non si sospende il giudizio è perché si vuole evitare che la cosa vada avanti: ciò richiederebbe di prendere decisioni per realizzare la propria felicità. Ma come scrivi tu le persone sono state educate e convinte a non essere felici.
    3. Non dobbiamo ringraziare per le cose belle ricevute, ma per quello che non ci aspettavamo, che ci ha messo in crisi, che ci ha dato l’opportunità di superare definitivamente alcuni passaggi e lasciarli nel passato. E dobbiamo avere la capacità di dire grazie. Non scusa.
    4. Identità: il senso di colpa può essere disgregato in un attimo e tutto insieme. Ridimensionarlo non vuol dire eliminarlo, in quanto avremo sempre a che fare con l’immagine residuale di se. E se teniamo l’immagine residuale non abbiamo fatto un bel niente. Ridimensionare non è superare ne evolvere ma mettere la testa sotto la sabbia. Se sei disponibile ad una forte rottura con una parte di te puoi procedere in un attimo, è molto meglio è completamente efficace. Se ci pensi adesso forse è perché ti è successo e quel tuo interlocutore potrebbe aver volutamente aiutato quella parte di te a liberarsi del senso di colpa. Questo può succedere ad ognuno di noi. Sappiamo accorgercene? Sappiamo riconoscerlo? E quanto vale tutto questo per ciascuno di noi?
    5. Cercare le origini, una volta superato è cosa di un attimo. Conviene comprendere a quale area del bisogno appartiene l’averlo mantenuto attivo e a quale domanda guida risponde. Conviene ringraziare la domanda guida per averci portato fin qui. Conviene quindi cambiarla. Per cambiare semplicemente la nostra vita. E quella di chi ci ama.
    Ci sarebbe altro. E c’è. In un risposta a cui appartengo e che mi tocca. Ma queste son cose personali. Solamente.

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