io non sono cattivo

febbraio 2, 2018

Quando un bambino colpisce un bambino, si parla di aggressione.
Quando un bambino colpisce un adulto, si parla di ostilità.
Quando un adulto colpisce un adulto, si parla di assalto.
Quando un adulto colpisce un bambino, la chiamiamo la disciplina.
(Haim G. Ginott)

Oggi vorrei parlare di un argomento che mi sta molto a cuore: i maltrattamenti familiari. La violenza, in qualunque forma si manifesti, non è mai disciplina, è aggressione, ostilità assalto, come da citazione, ma mai disciplina.

” Per maltrattamento, s’intendono tutte quelle forme di trascuratezza sia fisica che affettiva, abusi sessuali, sfruttamento, e altre forme di violenza che comportano un pregiudizio reale o potenziale per la salute di un bambino, la sua sopravvivenza, il suo sviluppo, e la sua dignità nel contesto di una relazione”. La violenza domestica presuppone una rapporto  fortemente caratterizzato da sopraffazione, dominio e vittimizzazione di una parte sull’altra, inoltre non è contraddistinta da episodi sporadici, ma si manifesta in una ripetizione sistematica di eventi che durano nel tempo senza tener conto della pericolosità di questi. Il comportamento violento, tende a pretendere obbedienza immediata e indiscussa, in  quanto  il genitore è incapace di modulare la severità, fa fatica ad accettare critiche dai figli e da altri familiari, e a ciò si accompagna il distacco, per cui è meno coinvolto emotivamente nel processo di crescita della prole, e la considera una  sua “proprietà”. Le violenze degli adulti, possono essere lette come atti inconsapevoli di drammi da loro stessi vissuti nell’infanzia. Spesso risentono ancora di una forte dipendenza dalle famiglie d’origine, con cui vivono rapporti conflittuali o irrisolti.´In un clima familiare caratterizzato da una  continua instabilità affettiva, ostilità, ira, i figli che ne fanno parte subiscono sistematicamente maltrattamenti sia fisici che psicologici,e nei casi più gravi, anche  violenza sessuale. Mentre il maltrattamento fisico è facilmente riconoscibile, quello psicologico spesso, si individua  solo quando ha prodotto effetti devastanti sullo sviluppo della personalità della vittima.  Esso si evolve, si stratifica fino a divenire una vera e propria patologia. Dai disturbi ansiosi,  sessuali, alimentari, disturbi di personalità, e queste sono solo alcune delle alterazioni prodotte. I bambini che assistono o subiscono violenze familiari, possono sviluppare diversi comportamenti: comportamenti  “adultizzati” cioè d’accudimento verso uno o entrambi i genitori, i fratelli, avere continui pensieri su come prevenire la violenza, tendono ad assumere atteggiamenti compiacenti, a dire bugie, o ad adattarsi all’uno o all’altro genitore a seconda delle circostanze.´Oppure imparano il disprezzo per le persone, viste come deboli, e identificano le relazioni affettive come relazioni di sopraffazione, favorendo così lo  sviluppo di comportamenti disadattivi, con una condotta irregolare, un carattere asociale il quale si presenta immaturo sul piano affettivo, anormale nel rendimento scolastico e lavorativo, ed è spesso dotato di una spiccata aggressività. Al contrario del bambino scontroso, questa personalità cerca di far uscire la sua ira aggredendo gli altri nello stesso modo in cui è stato o viene aggredito lui. Da adulto può diventare una persona molto violenta, ripetendo lo stesso modello di maltrattamento. Aggressività, distruttività, ostilità, violenza, rabbia, collera, furore, odio descrivono un’intera gamma di modelli comportamentali di intensità, contenuto e obiettivi differenti. Ciò che hanno in comune è l’aspetto di comunicazione  del sé verso l’ambiente o dell’ambiente verso il sé,  e l’impeto con cui prendono forma nel contatto. Il termine aggressività deriva dal latino aggredio, termine composto da gradio che vuol dire “vado, cammino, mi avvicino, entro in contatto con qualcuno o qualcosa”. I disturbi del comportamento,  legati ad episodi di violenza o maltrattamenti,  vanno analizzati e risolti con  l’aiuto di professionisti, attraverso  percorsi di psicoterapia o psichiatria. Le conseguenze psicopatologiche dei maltrattamenti sono gravi e profonde, coinvolgono diversi livelli di funzionamento psicologico, tra cui il pensiero, le emozioni, le relazioni interpersonali, tolleranza dello stress. La violenza porta spesso ad alterazioni della percezione, ad una mancata comprensione degli stati emotivi e delle intenzioni altrui. Nel cosiddetto “cattivo comportamento”, non c’è cattiveria, ma semplicemente una risposta, in base all’età e all’esperienza, alla negazione dei loro bisogni fondamentali.  E’ il loro modo di chiedere e dare,  nel solo modo che conoscono: La rabbia! È complicato intercettare le violenze familiari.  Spesso la vittima non trova la forza di vincere le minacce, vive di sensi di colpa e vergogna, e  spesso non viene sostenuta. Impariamo a farci delle domande prima di giudicare un comportamento, alziamo il nostro livello di attenzione, affinché queste persone non restino solo persone ” invisibili”.

” Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza”.

(Johann Wolfgang Goethe)

A presto

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