la cattiva consigliera

marzo 15, 2017

C’è chi conta fino a dieci, chi si morde la lingua, c’è chi piange e c’è chi ride, chi proprio non ce la fa e invece di rischiare un’implosione, si fa possedere dall’ira di Achille e rade tutto al suolo. La gestione della rabbia è un argomento molto complesso: la rabbia si teme, la rabbia fa paura, la si usa come minaccia e come efficace mezzo per acquisire potere sull’altro. In questo sono molto specializzate le mamme che passano da un generico “Se mi fai arrabbiare non sai che succede!”, ad un dettagliato “Se ti acchiappo ti faccio vedere!  Ma come si gestisce la rabbia? Per imparare a gestire la rabbia dobbiamo iniziare a liberarla dalla sua prigione, nel senso di concetto di giusto e sbagliato che la accompagna. La rabbia è legata alla frustrazione e la frustrazione è legata al dolore. La rabbia, quindi, copre e maschera un dolore. La gestione della rabbia nasce con la capacità di eliminare il giudizio sulla rabbia stessa,  e riconoscere la giusta dimensione emotiva a questa emozione che come tutte le altre, deve poter fluire nel modo adeguato.  Le emozioni esistono per un motivo specifico e anche la rabbia non fa eccezione. La rabbia è tra le sette emozioni primarie della nostra esistenza. Le emozioni sono stati mentali consci che sorgono spontaneamente in reazione a situazioni che viviamo nell’ambiente, e di solito si manifestano nei cambiamenti comportamentali e fisiologici. Si sono evolute per aiutarci a difenderci, come nel caso della (rabbia), a legarci  agli altri (gioia e amore), ad evitare i pericoli (paura), e sono importanti per la sopravvivenza umana. Ma quando fattori di stress emotivi si protraggono per lunghi periodi, possono alterare l’equilibrio delle nostre sostanze chimiche nel cervello e nel corpo e influenzare la nostra salute. Quando ci arrabbiamo ci sembra che qualcosa si impossessi letteralmente di noi facendoci perdere la capacità di controllo e l’uso della ragione. Nei momenti in cui la rabbia ci assale, nel nostro organismo avvengono veri e propri cambiamenti. Infatti in presenza di emozioni così forti l’intero organismo vive uno stato di massima stimolazione: Il respiro si velocizza, i muscoli si irrigidiscono, i battiti cardiaci sono accelerati, la pressione arteriosa aumenta. A livello psichico si allentano i freni inibitori e diminuisce la capacità di discernimento critico. Sentiamo chiaramente la tensione crescere fino a sentire o il bisogno di “scaricare” al più presto per ritrovare uno stato di benessere, o l’opposto. Per alcuni, la rabbia si manifesta in modo furioso e repentino, a volte incontrollabile, queste persone tendono ad urlare e usare parole dure e offensive, “scaricano” su chi hanno di fronte la tensione del momento. Per altri invece la rabbia è uno stato d’animo difficile da ammettere, e da dimostrare apertamente. Queste persone trattengono e reprimono la rabbia, che comunque si presenta attraverso il sarcasmo, uno spirito polemico, irritazione, fastidio e impazienza.Il problema è che entrambe le reazioni sono sbagliate e portano conseguenze negative.Perdere il controllo nei momenti in cui si è arrabbiati ci porta a di dire e fare cose che potrebbero compromettere ” anche” le nostre relazioni con gli altri. Il neurochirurgo Benjamin Libet, ha fatto una scoperta sorprendente: mentre operava i sui pazienti (sottoposti soltanto ad un’anestesia locale e quindi svegli e coscienti), attraverso dei macchinari monitorava la loro attività cerebrale. Ad un certo punto ordinava loro di muovere un dito. Con ogni paziente i macchinari registravano lo stesso risultato: tra lo stimolo delle persone di muovere il dito e il momento in cui avveniva il movimento del dito, trascorreva un lasso di tempo di esattamente un quarto di secondo. Ora, alla base di ogni emozione, e quindi anche alla base della rabbia, c’è la necessità di agire, si tratta di impulso connesso all’emozione. Molto spesso gli impulsi emotivi vengono messi in azione senza riflettere neanche per un attimo: proviamo un sentimento e subito ci muoviamo di conseguenza, senza soffermarci a pensare. Il dolore si traduce in lacrime, la paura in fuga, e la rabbia in un attacco verso l’oggetto della nostra collera. Ma la scoperta di Libet dimostra tuttavia che abbiamo un quarto di secondo di tempo a disposizione per scegliere la nostra reazione, lo psicologo Dan Baker ha chiamato questo breve periodo tempo “il quarto di secondo di opportunità”.Piuttosto che abbandonarti  alla collera, concentrati ad osservare l’emozione che stai provando. Focalizza la tua attenzione sui pensieri che ti attraversano la mente mentre la rabbia inizia a salire, analizza il miscuglio di sentimenti che etichettiamo con la definizione generica di rabbia. Ascolta con attenzione gli impulsi del tuo corpo ad agire, senti la tensione che serra la gola, osserva l’istinto ad urlare, l’impulso istintivo dei pugni che si chiudono, la fronte che si aggrotta, i muscoli del corpo che si contraggono. Concentrare la tua attenzione sulle tue reazioni interne ti aiuterà a non perdere il controllo e a non dirottare la tua carica emotiva sull’altra personaRiconoscere e osservare sintomi fisici della rabbia permette di fare un’ esperienza della rabbia quanto più pienamente e meticolosamente possibile, in tutti i suoi dettagli, l’esatto contrario della repressione. Osservandoti, non sopprimerai la rabbia ma nemmeno agirai senza capacità di controllo. Potrai invece più facilmente riuscire a dare una risposta ponderata, spiegare la tua posizione senza urlare, sottolineare con calma un’ingiustizia, oppure semplicemente chiedere di essere trattato con equità e riguardo. Esistono delle soluzioni che ci consentono di sfogare la tensione accumulata trasformando la rabbia proveniente da un’energia distruttiva in energia costruttiva? Certamente!

Potremmo cominciare dal :

  • Esercizio fisico. Gli esperti dicono che “bastano 30 minuti 3 volte alla settimana”
  • Pensare alle soluzioni: la maggior parte delle persone pensa ”per problemi”, soprattutto mentre sperimentano delle emozioni negative, come la rabbia. Pensa per soluzioni invece, cerca quali possano essere le soluzioni al problema che ha generato rabbia.
  • Divertirci: utilizzare l’umorismo, che serve  a  stemperare il clima, evitando l’ironia ed il sarcasmo che possono ferire.
  • Meditare: una delle tecniche più consigliate in assoluto per gestire la rabbia è quella della meditazione, lo stress è un fattore di rischio per gli attacchi di rabbia, qualsiasi pratica diretta a limitarlo non può che avere effetti positivi.
  • Fermati e respira intensamente: cerca di contenere la tua reazione: basta per esempio uscire dalla stanza o prendersi del tempo con l’interlocutore prima di replicare.

Il modo migliore per gestire la rabbia non è “ripensarci sopra” ma è quello di vedersi come “attori in una scena”, cioè in seconda posizione (secondo la PNL). Questo,per quanto mi riguarda, può essere utile non solo con la rabbia, ma anche con tante altre emozioni negative.

“Quando l’ira si diffonde nel petto tieni a freno la lingua che abbaia al vento”.

Saffo.

A presto.

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