Il mancato appagamento: la frustrazione

giugno 22, 2017

“Gli uomini si dividono in due categorie: alcuni cercano per tutta la vita e non trovano, altri trovano e non ne sono contenti.”

Mihai Eminescu

In questo articolo prenderemo in esame uno stato d’animo che sicuramente abbiamo provato in svariate occasioni: la frustrazione. Proviamo a pensare a quelle volte in cui dopo tanto sforzo ed impegno non siamo riusciti a centrare l’obiettivo che ci eravamo prefissati: come ci siamo sentiti? Ci sentiamo scarichi, abbiamo la sensazione di aver speso tante energie e ciò che ci rimane è solo una profonda delusione ed insoddisfazione, unita ad un senso di impotenza. Come reagiamo di fronte alla frustrazione? Iniziamo con l’individuare i due modi in cui solitamente reagiamo alla frustrazione che sono la rabbia o la tristezza ed è bene sottolineare che provare l’una o l’altra emozione dipende dalla nostra personalità e dall’educazione che abbiamo ricevuto. La frustrazione possiamo provarla davanti ad ogni singolo ostacolo e impedimento che incontriamo. Possiamo provarla quando ci vengono detti dei netti “no”. Possiamo provarla quando non otteniamo quello che desideriamo. Se abbiamo avuto dei genitori che ci accontentavano per ogni minimo capriccio, molto probabilmente siamo degli adulti che non sopportano l’idea di non ottenere tutto e subito e davanti al primo ostacolo ci arrabbiamo e cominciamo a brontolare. Se invece siamo cresciuti con secchi divieti e negazioni abbiamo sviluppato una tendenza ad alterarci ogni volta che ci viene detto di no. E’ importante comprendere che la frustrazione non va letta ogni volta in un’accezione negativa. In realtà, la vita comporta sempre una buona dose di frustrazione che impariamo a sperimentare fin da bambini proprio per allenarci nel corso della nostra evoluzione ad accettare l’idea che non tutte le volte le cose vanno come vorremmo e dobbiamo abituarci a porci subito nuove sfide. Teniamo ben presente che la maggior parte delle volte la frustrazione è frutto di alcune nostre credenze limitanti. Voler piacere a tutti, per esempio, è una pretesa che risulta difficile, se non impossibile da realizzare. Affannarsi per “essere in un certo modo” e fare qualcosa solo per accontentare gli altri ci fa sentire frustrati perché ci fa rinunciare a noi stessi. Pensare, sentire ed agire come gli altri per timore di sentirsi diversi è un altro motivo di frustrazione, come anche chiedere conferma all’esterno quando dobbiamo fare una scelta o dire sempre di sì per non sentirci in colpa. Un’altra causa è l’aspettativa. Ricordiamoci che affrontare la vita con aspettative porta inevitabilmente alla frustrazione, sempre e comunque. Se ci facciamo caso, le delusioni più grandi della nostra vita sono legate alle aspettative che riponiamo negli altri e che non vengono soddisfatte. Se impariamo a ridimensionarle ridurremo in notevole misura la frustrazione e riusciremo anche a concentrarci su ciò che è davvero importante per noi vivendo una vita felice. Un’ultima ragione per cui diventiamo frustrati è credere che agire sempre nello stesso modo possa produrre un effetto diverso; quante volte ci è capitato di intestardirci escludendo ogni altra soluzione e punto di vista? Impegniamoci, invece, ad usare tutta la nostra creatività per fare qualcosa di nuovo e che dia risultati differenti. Come possiamo liberarci del senso di frustrazione? Ecco qualche suggerimento per lasciar andare la frustrazione. La prima cosa da fare è rivolgere l’attenzione a noi stessi per imparare a conoscerci e a capire quali sono i nostri sogni. Focalizziamoci su quello che vogliamo veramente nella vita, così da non accettare tutto quello che ci capita e vagare senza uno scopo ben preciso. Fidiamoci della nostra bussola interiore e se commettiamo degli errori consideriamoli delle preziose opportunità per rilanciarci con nuovi obiettivi e nuove iniziative. Mettiamoci in gioco ogni volta che cadiamo, ripartendo con entusiasmo. Infine, congratuliamoci con noi stessi per le piccole conquiste fatte durante il percorso; il semplice fatto di aver continuato a camminare senza mai fermarci ci rende persone determinate, tenaci e coraggiose.

 1. Concentrati su di te.

2. Stabilisci le tue priorità, i tuoi bisogni e desideri.

3. Fai crescere la fiducia in te.

4. Festeggia ogni tuo piccolo successo. 

L’esperienza di situazioni frustranti, ha un valore formativo importante, perché favorisce la ricerca di soluzioni per risolvere i problemi; ma, ovviamente, un livello continuo di frustrazione può bloccare anche indefinitamente un comportamento, arrivando a produrre gravi anomalie. In condizioni ottimali, la presenza dell’ostacolo fa valutare delle soluzioni possibili del problema (“problem solving”) che comportano la possibilità di dividerlo in compiti più semplici, di riorganizzare gli elementi a disposizione (“riorganizzazione dei dati”) e di aumentare, purchè in modo adeguato allo scopo, lo sforzo sia fisico che cognitivo (“intensificazione dello sforzo”). Quindi, la  frustrazione non necessariamente è un male; ci indica che qualcosa non sta andando nella direzione sperata e ci invita a riconsiderare la situazione, a soppesare il livello di motivazione rispetto all’obiettivo e quindi attuare dei cambiamenti di approccio e strategia di fonte al problema.  Stabilisci ogni giorno un piccolo bisogno/desiderio che intendi soddisfare. Mettilo per iscritto. Stabilisci il tempo entro il quale soddisfare il bisogno/desiderio. Stabilisci le azioni e i comportamenti che dovrai assumere per realizzare il tuo bisogno/desiderio.  Dopo che avrai soddisfatto il tuo bisogno/desiderio metti per iscritto le tue sensazioni, poi, ricomincia il ciclo per un altro bisogno/desiderio. E’ necessario imparare a distinguere tra ciò che si spera accadrà e ciò che invece è più realistico che accada, oltre che guardare al ciò che è già accaduto. Far si che l’esperienza passata funga da insegnamento e non da blocco per il futuro.

A presto.

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