LAVORARE CON LE PROPRIE PARTI INTERNE

marzo 1, 2017

Il più importante strumento mentale è quello che chiamo l’osservatore dentro di noi. Osservare e descrivere ciò che si osserva senza sovrapporre giudizio alcuno non è facile come sembra. Quando Caio mi descrive Tizio dicendo che è un timido non lo sta descrivendo, ma mi sta comunicando un suo giudizio. Una valutazione che mi informa solo intorno ai suoi parametri, di Caio, ed alle sue aspettative rispetto ad un comportamento da considerarsi a suo parere “normale”, e che non hanno nulla a che fare con Tizio. Caio vede Tizio attraverso le lenti colorate dei suoi occhiali, dei suoi desideri nei riguardi di Tizio. Una descrizione, invece di “è un timido” , potrebbe ad esempio essere: “abbassa gli occhi quando parla ed evita di prendere la parola”, o qualcosa di simile. Allenarsi ad osservare e a descrivere ciò che si percepisce, dentro e fuori di sé, sospendendo il proprio giudizio automatico il proprio rifarsi alle proprie preferenze, è uno strumento mentale fondamentale. Se ti abitui a vivere osservando, vivi in modo distaccato e aperto, senza giudizi automatici e senza pregiudizi, in consapevolezza e con attenzione. Che cosa osserva l’osservatore? Osserva il tuo corpo:

•come stai seduto? •

sei teso o rilassato? •

che atteggiamento hai? •

come respiri?
E osserva il tuo modo di porti in relazione con gli altri:

•come saluti,

•come rispondi a domande,

•se e con chi usi un tono sbrigativo,

•se non hai il coraggio di comunicare,

•come ti senti in queste occasioni,

•in che modo parli con le persone più diverse.
E osserva i tuoi pensieri: mentre passano uno dietro l’altro automaticamente, come una pubblicità luminosa o al cinema, o semplicemente osservando come vanno e vengono, come il tuo stesso respirare.  Il tuo osservatore osserva emozioni e sensazioni che ti fa piacere avere, e che quindi definisci positive, e se le vivi in presenza mentale, accorgendotene, le sentirai ancora di più. Osserva emozioni che non hai volentieri, come ansia, rabbia, invidia, incertezza e tutta la gamma di quel che chiamiamo di solito sensazioni o emozioni negative, perché non ci fa piacere averle. Ma il tuo osservatore interno non giudica, sospende il giudizio, e pone tutto quel che osserva sullo sfondo dell’osservazione benevola, di una specie di cuscino morbido fatto di simpatia per te, essere umano che preferisce stare bene, come tutti gli altri esseri umani, per cui se si tratta di osservare sensazioni sgradevoli o negative ne soffrirai di meno. L’osservatore in te registra semplicemente le sensazioni, i pensieri, le emozioni che ci sono, nella tua mente, senza identificarsi con esse: c’è rabbia, c’è curiosità, irrequietezza, c’è quel che c’è, in questo, e di volta in volta in ogni altro, momento. Immaginatevi, in una situazione qualsiasi, di fare una pausa e di prendere un gran foglio di carta, di disegnarci il vostro ritratto stilizzato e lasciare un grande spazio centrale, dove mettere le “parti” di voi che sono presenti in quella determinata situazione o che costituiscono in genere il vostro team interno. L’osservatore, che ormai è allenato a vedere emozioni, pensieri, giudizi e sensazioni, può facilmente individuare le parti dentro di sé, personificando “le voci” che esprimono, dentro di sé, le diverse sensazioni. Ognuno di noi ha dentro di sé una parte critica ed una creativa, ad esempio, che si possono eventualmente polarizzare ed impedire a vicenda: in questo caso può essere risolutivo far trattare le varie parti fra di loro, prima di intraprendere una qualsiasi attività creativa, e si lavorerà in modo molto più efficace. Per farlo ci si può immaginare di identificarsi prima con una parte e poi con l’altra, dicendosi “è anche una parte di me” e dandole voce, per poi dissociarsi “è solo una parte di me”, e farlo in seguito con l’altra.Quando si ha una sensazione di incertezza o non si è soddisfatti di un proprio modo di reagire, è utile far amicizia con le proprie parti interne. Per individuarle basta iniziare una frase con “da una parte vorrei…, ma d’altra parte penso che…, e poi mi dico in fondo che…”: e già si stanno esprimendo varie parti di sé. Quando reagiamo in un modo impulsivo, ci arrabbiamo, ad esempio e diciamo cose di cui in seguito ci pentiamo, si può dire che ci stiamo identificando, dentro di noi, con quella particolare parte di noi, dimenticando di chieder consiglio alle altre prima di reagire. O si può dire che quella parte di noi ha preso il comando di quella nave che è il nostro io convenzionale nel suo complesso, mettendo sotto chiave le altre. Simili ammutinamenti in noi non possono avvenire, se alla guida della nostra nave c’è, ben piantato sulle sue gambe, quello che abbiamo chiamato l’osservatore. L’osservatore in noi accetta tutte le parti: ogni parte, anche quella che ci sembra meno simpatica, ha una funzione per la nostra vita, “vuole” qualcosa per noi. L’idea che tutte le parti di noi abbiano un motivo positivo per l’ecologia del sistema persona è un presupposto che fa capo all’approccio sistemico, che ritiene che ciò che definiamo “cattivo” in noi non sia che un’interpretazione, una realtà di 2° ordine. Parlandole, potremo ad esempio smettere di diffamare una nostra parte come “vigliacca e paurosa”, e potremo riconoscere come si tratti di utilissima “prudenza”, le cui strategie si possono rivedere in modo solidale con tutte le altre parti. Cercare con la forza di volontà di combattere parti di sé che non si vuole avere porta in genere solo a frustrazione, inutile dispendio di energie e malessere ulteriore. Non si tratta di indulgenza verso i propri “difetti”, ma di assumere un atteggiamento costruttivo verso tutte le proprie parti, per poter lavorare in modo utile con loro, intorno ai comportamenti che risultino problematici per il sistema-persona nel suo complesso. Se si accetta questa ipotesi, trattare con ogni nostra componente interna sarà più facile, esattamente come “fuori di noi” solo la vera accettazione, il rispetto per la persona dell’altro, e sia pure così diverso da noi, rende possibile una trattativa costruttiva. Sia verso l’esterno nei sistemi di cui facciamo parte assieme ad altri che verso l’interno del sistema-persona, il passo fondamentale è il non confondere mai le persone con i loro comportamenti.

A presto.

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