LE EMOZIONI E IL SUCCESSO NELL’APPRENDIMENTO

giugno 5, 2016

“E‟ difficile immaginare una vita senza emozioni: viviamo per loro, strutturiamo le circostanze perché ci diano piacere e gioia, evitiamo le situazioni che portano delusioni, tristezza o dolore.” Una volta provate, le emozioni si trasformano nel movente che si pone alla base dei nostri comportamenti ed ormai gli studi su di esse e sul loro ruolo si moltiplicano. Le  emozioni  stimolano l‟intenzionalità, la partecipazione, la voglia di imparare e sono la molla che determina la volontà di nuovi saperi. Diventano risorsa per la formazione se nominate, riconosciute e declinate: si trasformano allora in terreno di innesto del processo di cambiamento, di apprendimento, di crescita e di trasformazione che accompagna la formazione dell‟adulto. Entrano in gioco quando il formatore coinvolge, valorizza, dimostra la sua carica, la sua dedizione, la sua voglia di trasmettere e di mettersi in gioco. Le stimolano i metodi, le tecniche, le metodologie, le attività, gli oggetti, gli strumenti utilizzati e il modo di proporli e gestirli, anche nei tempi. E ancora, le stimolano i bisogni (di confronto, condivisione, trasmissione di idee, ascolto, considerazione, piacevolezza), il modo di essere, l‟impegno, la voglia di nuovo e diverso da sé, i valori e le credenze delle persone.Le emozioni come strumento sono in grado di focalizzare l‟attenzione, di fissare contenuti ed esperienze, di facilitare interiorizzazione e memorizzazione.

le-emozioni-1024x768Agiscono nel profondo dell’intelligenza generando vero apprendimento, naturale, duraturo, e aumentano la voglia e la disponibilità ad apprendere. Facilitano il fare squadra e la creazione di un clima più confidenziale e collaborativo, generano coinvolgimento e desiderio di partecipazione attiva e trasparente. Il ruolo e la preparazione del formatore diventano quindi il punto cardine attorno al quale ruota la riflessione sulle possibilità di realizzazione di una didattica “emozionale”. Una parte importante della sua formazione riguarda l‟approfondimento delle tematiche relative alle metodologie attive basate sull’esperienza, ai metodi e alle tecniche da utilizzare per realizzare una formazione che sia ricca di stimoli e di sollecitazioni. Con l‟obiettivo della valorizzazione delle emozioni a supporto della formazione, il formatore deve perlomeno conoscere gran parte degli ingredienti analogici che possono conferire valore aggiunto ai suoi interventi formativi: la formazione esperienziale, la formazione outdoor, il teatro, il cinema, la musica, le immagini, l‟uso del web nella formazione, lo sport… La sottolineatura resta forte: il loro uso impone di saperli padroneggiare. Le attività o gli strumenti scelti devono essere adatti, valorizzativi, contestualizzati e usati con finalità ed obiettivi chiari.Le emozioni nella formazione giocano un ruolo importante e concorrono a rendere l‟apprendimento più profondo, più consapevole e più significativo per le persone. Entrano in gioco  in maniera automatica e spontanea, e questo impone ai professionisti della formazione di acquisirne consapevolezza, per poter avviare un percorso adeguato di preparazione che permetta di conoscere e gestire le emozioni e con esse le attività e gli strumenti che permettono di fare uso delle emozioni nella formazione.

Quali sono i fondamenti scientifici alla base del concetto di emozione? E cosa sappiamo sull’emozione che può essere importante per l‟esperienza didattica e formativa dell‟adulto?E quale ruolo hanno nella gestione degli apprendimenti e delle relazioni in aula?Parlare di emozioni significa tentare di penetrare in un‟area complessa e poliedrica per la quale una trattazione esaustiva risulta pressoché impossibile. Basta un breve viaggio virtuale in Internet, uno sguardo attento alle riviste specializzate, un’occhiata alle pubblicazioni più recenti o un poco di attenzione alle proposte di formazione: tutto inneggia allo sviluppo dell‟universo emozionale di ciascuno di noi, da sfoggiare nella vita privata e nel lavoro.La diffusione di interventi formativi di alfabetizzazione emozionale, il diffondersi di esperienze formative centrate sulla crescita emozionale, delle pratiche di coaching, simulazione, outdoor training piuttosto che di counseling ci forniscono il polso della situazione. In effetti ovunque si colgono espressioni su ciò che fa la differenza oggi: non solo competenze tecniche e conoscenze, ma anche e soprattutto capacità di gestire le relazioni, di saper comunicare le proprie emozioni, di saper entrare in contatto e in sintonia con gli altri, di fare gruppo, di fare squadra. E‟ così che si ricerca una risposta alle necessità di crescita, di ricerca del benessere personale e professionale, di miglioramento delle capacità di problem solving, di miglioramento dei rapporti interpersonali, di accrescimento della consapevolezza di sé, di elaborazione e gestione delle emozioni, di ricerca della motivazione, di sviluppo professionale, di sviluppo delle conoscenze, degli atteggiamenti, dell‟ascolto, della comunicazione, in breve: di soluzioni per condurre una vita più piena di senso, più soddisfacente e ricca di risorse, sia dal punto di vista personale che professionale. La formazione emozionale fa uso miratamente anche del teatro e del cinema come spunto di formazione, di evocazione delle emozioni più profonde, al fine di far fronte alle problematiche più disparate, interventi specifici che servono a contenere e gestire la rabbia, a risolvere i conflitti, ad affrontare le frustrazioni, a trasformare le delusioni in blocchi di partenza per riemergere, reagire agli impulsi aggressivi, dominare la solitudine e sconfiggere il pessimismo. E‟ però chiaro cosa non sia un‟emozione: “non è una raccolta di pensieri su determinate situazioni, non è un semplice ragionare, non si può capire soltanto chiedendo alla gente che cosa avesse in mente mentre la stava provando. Se chiediamo a tutti se provano emozioni, la risposta sarà affermativa: certo che provano emozioni e in tante situazioni e modi diversi! Se chiediamo però di verbalizzare, di definire, di dare un nome alle emozioni provate, allora i tempi di risposta si allungano, fino anche unicamente nasce un‟espressione di stupore e un basito silenzio. Non sempre sappiamo perché ci alziamo con il piede sbagliato, e ci capita di essere scortesi o feroci per ragioni diverse da quelle che secondo noi guidano le nostre azioni. Possiamo reagire al pericolo prima di sapere che ne corriamo uno, essere attratti dalla bellezza estetica di un dipinto senza capire consciamente che cosa ci piaccia. Anche se le emozioni sono l‟essenza del nostro essere, sembrano avere un loro percorso spesso realizzato senza la nostra partecipazione volontaria. La mente è quindi qualcosa di più della semplice cognizione e nel processo emotivo rientrano stati soggettivi di consapevolezza, ma non solo. In situazioni emotive la mente elabora stimoli e controlla le reazioni, per cui le emozioni hanno un ruolo importante nelle nostre esperienze di vita e di lavoro. La qualità delle nostre intuizioni dipenderà, quindi, da come abbiamo classificato le situazioni, i fatti, le azioni della nostra esperienza passata, da come vi abbiamo collegato le emozioni provate, da come abbiamo evidenziato successi e fallimenti, in una parola, da come abbiamo marcato gli eventi. L’emozione non vuole essere contrapposta alla ragione, ne diventa anzi un aspetto cooperante, se consideriamo, altresì, che i sistemi cerebrali coinvolti sia nelle emozioni che nei processi di decisione si occupano anche della gestione della cognizione e del comportamento sociale.

“Le emozioni non ci possiedono, e non siamo noi a possederle. Possiamo però imparare a gestirle. Anche se le azioni dettate dalle emozioni possono essere inaccettabili, sono sempre legittime.” Il programma di educazione razionale-emotiva riesce a stimolare la motivazione, poiché si incoraggiano positivamente i tentativi di cambiare il proprio dialogo interiore. In aula, si possono creare esperienze di apprendimento tramite la cooperazione, capacità che si impara solo mettendola in pratica.

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A PRESTO!

Matilde

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