l’indifferenza: nemico o alleato?

marzo 19, 2018

La nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi sulle cose che contano.
(Martin Luther King)

Cosa vuol dire indifferenza? Secondo il vocabolario l’indifferenza è la  mancanza, spesso ostentata, di partecipazione o d’interesse, quindi l’indifferente è colui che è incapace di provare, o mostrare alcun sentimento. Dopo un attenta riflessione mi sono chiesta se l’indifferenza non possa invece derivare da una disfunzione emotiva. Quando si traccia un confine tra se stessi e gli altri si mette in atto un comportamento, che non denota affatto assenza di una risposta emotiva, ma bensì la trasmissione di un messaggio “chiaro”, che sta ad  indicare il valore che noi abbiamo attribuito al nostro interlocutore, quindi la non possibilità di riconoscerlo come individuo. Mi chiedo dunque se l’indifferenza, tante volte, non sia un furbo non volersi far carico del proprio sentire. La domanda è: le persone non valgono nemmeno lo sforzo di uno scambio di opinioni? Ogni individuo ama essere rassicurato, e il rifiuto di “comunicare” perché di questo stiamo parlando, non sarà uno dei tanti modi per non affrontare un problema? L’indifferenza ci aiuta davvero a sopravvivere? Spesso la nostra visione della realtà viene filtrata e condizionata dai nostri attaccamenti e questo ci priva dell’obiettività e della capacità di risolvere i problemi senza rimanerne coinvolti, sia emotivamente, che razionalmente. Per fare un esempio: se una persona a cui teniamo ci fa soffrire, tendiamo ad evitarla per sfuggire al dolore. Mettendo in atto questo comportamento di “anestesia” affettiva, con il  passare del tempo il dolore sembra svanire. L’interpretazione che viene data a tale comportamento è: oggi mi sei indifferente! Ho smesso di soffrire! In effetti, non stiamo parlando di indifferenza, ma di distacco, che è assolutamente un comportamento diverso. L’indifferenza è il sotterramento di ogni sentimento, se usi l’indifferenza per dimenticare, per litigare, per non voler vedere, per evitare una persona si chiama distacco. Nei rapporti umani l’indifferenza è comunicativa tanto quanto le emozioni positive o quelle negative. Ma è proprio vero che il nostro interlocutore non ci comunica nulla? Le relazioni umane si basano sul passaggio di informazioni, e partendo dall’assunto di Paul Waztlawick che è impossibile non comunicare, l’indifferenza comunica se stessa attraverso l’accettazione passiva degli argomenti o comportamenti dell’altro. “Non si può non comunicare” è un assioma talmente semplice quanto basilare. Il punto di partenza è che ogni comportamento, di qualunque genere, veicola un messaggio, un’informazione, o più precisamente una comunicazione. Il “rifiuto”, la non comunicazione” implica comunque un’accettazione della relazione, poiché bisogna dire all’altro, in modo più o meno brusco, più o meno chiaro, che non si ha voglia di comunicare, di scambiare informazioni. E’ comunque un dimostrare un’ intenzione. Quindi come posso dimostrare indifferenza se mostro le mie intenzioni?  Colui che riconosce le proprie necessità, che sa prestare appunto attenzione ai propri bisogni non dovrebbe  restare indifferente nei confronti di chi lo circonda. Chi vive nell’indifferenza si perde uno spaccato della propria vita, non da riconoscenza ai valori, e l’uomo che vive senza i valori su cui si fonda il proprio essere, vivrà come colui che non guarda il mondo pur avendo gli occhi aperti.

A presto

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