l’insoddisfazione cronica

giugno 21, 2017

Per poter definire l’insoddisfazione è importante premettere che insoddisfazione e perfezionismo sono due concetti legati tra loro. Esiste il detto Nessuno è perfetto, ma quanto ci crediamo veramente? Passiamo tutta la nostra vita a cercare di essere perfetti e questo genera in noi un grande spreco di energie in quanto la perfezione non esiste, o meglio, esiste soltanto nella nostra mente. Come abbiamo visto in articoli precedenti, le emozioni hanno un’accezione positiva ed una negativa. Nella sua accezione positiva, l’insoddisfazione è sana quando si traduce in voglia di realizzarsi, di progredire e migliorare dando il meglio di sé, di impegnarsi nel raggiungere i propri obiettivi. Nella sua accezione negativa, l’insoddisfazione è cronica quando, nonostante il nostro impegno, non ci sentiamo mai realizzati perché riteniamo di non fare mai abbastanza. Iniziamo a provare un forte senso di frustrazione e a sentirci sempre insoddisfatti a prescindere dal risultato ottenuto.  Se non fai tutto bene non vai bene.Le ragioni della tendenza al perfezionismo vanno ricercate nell’infanzia perché è fin da bambini che ci viene inculcato erroneamente che il nostro valore dipende da quello che facciamo e raggiungiamo e non da quello che siamo. Se un bambino cresce in una famiglia in cui tutte le volte in cui non riesce a fare bene qualcosa viene rimproverato e rifiutato, si sentirà sempre incapace ed entrerà in una sorta di circolo vizioso per cui, se non raggiunge determinati standard di perfezione, si convincerà di non valere nulla. Un bambino cresciuto in un ambiente come questo diventerà un adulto che si percepirà quasi sempre come inadeguato e, pur impegnandosi per dare il meglio di sé stesso, starà sempre ad ascoltare quella vocina che gli ripeterà che avrebbe potuto fare di più. Si concentrerà solo sulle critiche ed il giudizio degli altri, convivendo con la paura di commettere errori e di fallire in attesa che si verifichino le condizioni giuste per agire. Un perfezionista è molto severo nei confronti di se stesso e basa la propria autostima sul raggiungimento di obiettivi troppo elevati e spesso privi di logica non domandandosi se dispone dei mezzi necessari per arrivare dove vuole. Impariamo a sentirci perfetti nella nostra imperfezione! Ricordiamoci che nella vita si può sempre cambiare, quindi non prendiamo alla lettera il detto “Chi nasce tondo non può morire quadrato”. Se fino ad ora abbiamo sperimentato che ciò che ci hanno insegnato non ha prodotto alcun esito positivo, allora ingegniamoci a trovare altri pensieri e comportamenti creativi ed efficaci. Nel nostro caso specifico, se l’incessante ricerca della perfezione ci ha resi perennemente insoddisfatti ed inconcludenti, iniziamo a pensare e a sentire profondamente che siamo perfetti così come siamo e che possiamo evolvere e migliorare davvero solo quando autorizziamo noi stessi a commettere errori senza giudicarci. Mentre avanziamo può avvenire che la nostra mente metta in atto alcuni meccanismi per sabotare il raggiungimento dei nostri obiettivi: bene, prendiamo atto della presenza di questi pensieri e continuiamo a camminare assumendoci la responsabilità di ciò che facciamo. Sostituisci la perfezione con l’eccellenza. La soluzione per superare l’insofferenza può essere quella di volgere il proprio sguardo verso l’eccellenza. C’è una sostanziale differenza tra la perfezione e l’eccellenza. La perfezione non considera l’errore. Sono perfetto fino a quando non commetto errori e non ci sono sbagli. Questo non è umano. L’eccellenza, invece, considera l’errore come un’opportunità per imparare e soprattutto, un banco di prova per migliorare. L’eccellenza usa l’errore a proprio vantaggio e ne fa motivo di stimolo. La perfezione rifiuta l’errore e lo condanna. Brevi consigli:

1) Distingui tra perfezione ed eccellenza. Tutti i tuoi comportamenti, pensieri ed emozioni in quale categoria rientrano?

2) Accogli l’idea e concediti il dono  dell’errore.

3) Allenati a riconoscere quello che davvero dipende da te, quello che davvero avresti potuto fare meglio e quello che davvero avresti potuto prevedere.  Concediti il dono dell’errore.

4) Individua diverse situazioni e sperimenta l’errore. Poi, metti per iscritto cosa hai imparato, cosa ti ha permesso di capire quell’errore e quali sono state le conseguenze.

A presto.

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