L’USO CONSAPEVOLE DELLE METAFORE

novembre 16, 2016

Le metafore sono la chiave di accesso che porta direttamente alla mente inconscia.

La metafora è una figura retorica che sostituisce un termine con un altro, una sovrapposizione simbolica di immagini; il termine deriva dall’unione delle due parole greche “meta” (oltre) e “pherein” (portare). Ruolo della metafora è appunto quello di sviluppare un trasferimento di significato, esprimendo un’esperienza in termini di un’altra.

Nello specifico come possiamo utilizzare una metafora nel nostro quotidiano, così che ci aiuti ad andare nella direzione giusta? La metafora è una rappresentazione di linguaggio o di immagine che sposta il significato di una cosa ad un’altra, per questo deriva dal termine greco “io trasporto”. In PNL ( Programmazione Neuro Linguistica) la metafora viene utilizzata per esprimere un concetto con altri termini, che ne amplificano e colorano il significato creando immagini di forte carica espressiva facendo apparire familiari concetti astratti. Da secoli la metafora è presente in tutte le culture. Novelle, storie, proverbi e persino le parabole, vengono tramandate di generazione in generazione e  così si radicano profondamente nel modo di essere e di pensare. Queste figure retoriche rappresentano uno strumento molto utile nella nostra vita in quanto ci permettono di creare nuove prospettive guardando oltre gli schemi, sono fondamentali per passare da uno stato di confusione ad uno di consapevolezza. Costituiscono per questo delle risorse fondamentali che ci permettono di sviluppare il nostro piano d’azione e individuare tutte le energie che ci servono per metterlo in atto. Il linguaggio metaforico, fatto di immagini e di emozioni, riesce così a far passare la comunicazione in modo efficace, e soprattutto la fissa a lungo nella mente delle persone. Politici, formatori, manager, scrittori, giornalisti, utilizzano spesso le metafore per raggiungere e “colpire” un pubblico molto più ampio di quello che può essere toccato da una comunicazione di tipo tradizionale. La metafora permette di inglobare più mappe e creare i presupposti per nuove connessioni, può condurre gli individui a rendersi parte attiva di un processo di apprendimento creativo. Con questo strumento è possibile creare stati diversi:  curiosità,  motivazione, fiducia. Il racconto, permette alle persone di accedere ed utilizzare le proprie risorse. Con la metafora possiamo far passare un concetto, un insegnamento, possiamo avere sempre ben presente davanti ai nostri occhi attraverso “un aggancio” visivo cosa siamo, dove vogliamo andare, chi vogliamo diventare. La tua vita è intrisa di metafore, anche se non ne sei consapevole.

Facciamo degli esempi:

Il “Chi troppo vuole, nulla stringe” ci insegna in cinque parole che nella vita bisogna saper godere di quello che si ha, perché quando non si è mai contenti alla fin fine si vive una vita infelice dove non “stringi nulla”.

Quando diciamo “La vita è un’altalena” stiamo ad indicare che la vita è un susseguirsi di avvenimenti a volte piacevoli e a volte meno.  Se diciamo “Sono tra l’incudine e il martello” vogliamo dire che siamo in una situazione dove decidere non è così facile e scontato, perché riusciamo a vedere vantaggi sia nell’incudine che nel martello, oppure non sappiamo cosa scegliere tra l’incudine e il martello. I nostri sogni sono metafore in quanto sono il simbolo di come organizza le informazioni la nostra mente inconscia e quando usiamo una qualsiasi metafora è stata proprio la nostra mente inconscia a sceglierla perché per lei rappresenta la “semplificazione” più corretta rispetto a tutta una struttura profonda di pensiero che non siamo capaci di verbalizzare. Quante volte hai detto “Sono a pezzi” oppure “Sono bloccato”, e’ sicuramente un modo di dire, ma è anche una metafora per esternare la tua situazione di stanchezza, per dichiarare che dentro di te ci sono degli impedimenti che in qualche modo non ti permettono di agire come vorresti.

Perciò è importante capire come utilizziamo questo strumento per parlare con il nostro inconscio. 

Se utilizzo la metafora del “sono a pezzi” è vero che in tre parole ho fatto capire al mondo intero che sono davvero stanca e non mi si può chiedere nulla di più ma che sensazioni suscita in me quella metafora?

Risultati immagini per stanco

Mi fa pensare a una grandissima stanchezza, mi vedo senza energie, ormai semi-derelitta, dove non c’è posto più per niente e nessuno e di conseguenza così mi sento, a pezzi, sfinita, distrutta.

Mi è utile questa metafora? La risposta è NO!

Tu dirai “Ma se mi sento così stanca che metafora vuoi che possa utilizzare?”

Dire: “Per oggi basta perché sono stanca” non sarà una metafora vera e propria ma sicuramente utilizzi un vocabolario che non ti schiaccia come il “sono a pezzi”.Per cui dobbiamo imparare ad utilizzare metafore che ci siano utili.

Ti propongo un esercizio: prendi un foglio di carta e dividilo in due colonne, nella prima scrivi tutte le metafore che utilizzi abitualmente per rappresentare la tua realtà (o percezione interna) e quando ti accorgi che è una metafora che ti toglie energia, sostituiscila con un’altra metafora che ti aiuti ad avere una percezione interna migliore. L’idea che hai di te stesso, è potente. E’ capace di determinare chi sei, cosa pensi, come ti comporti, cosa puoi ottenere oppure no.  Tieni presente che per il 90% del tuo tempo, quando parli, usi già metafore: “afferrare il concetto”, “dare una scossa”, “avere la testa fra le nuvole”, “alla testa dell’azienda”, “frenare l’impeto”, “volare alto” e così via. Quello che devi fare è scegliere le metafore adatte ed evitare quelle che, invece, piacciono poco al tuo cavernicolo ascoltatore (il cervello rettile, di cui ti parlerò in un altro post).

Cominciamo con le metafore da evitare.

Per prima cosa, evita le metafore legate all’automobile: “diamo una sterzata”, “alla guida del tuo destino”, “frenare l’impulso”, “scendere in pista”, “avere lo sguardo sullo specchietto retrovisore”, “stare in carreggiata”. Si tratta di metafore che piacciono pochissimo al cervello rettile, a meno che siano molto significative per il soggetto (un appassionato sfrenato di automobili o corse. Poi, evita metafore che hanno a che fare con lo sport: “fare un tiro in porta”, “remare contro”, “segnare un punto”, “giocare la partita”. Anche in questo caso, evitale salvo che tu stia parlando a uno sportivo o un tifoso di sport. Infine, evita tutte le metafore che risulterebbero incomprensibili per un uomo primitivo: il cervello rettile è rimasto lo stesso, perciò se gli dici “andare a razzo” o “portare sulla luna” o “hai i circuiti da sistemare”, lui semplicemente si addormenterà.

Vediamo quali sono invece le metafore efficaci:

Il cervello rettile adora le metafore legate al corpo umano, perché le capisce benissimo: “essere alla testa di un’organizzazione”, “usare la testa”, “dare una mano”, “sei il mio braccio destro”, “digerire una situazione”, “respirare aria di cambiamento”. Il cervello rettile ama molto anche le metafore legate al viaggio: “un sentiero da percorrere”, “affrontare un percorso insieme”, “un viaggio verso noi stessi”, “libertà di movimento” e così via. Infine, specularmente a quel che ti ho detto sopra, prediligi metafore che un uomo delle caverne potrebbe capire. Quindi, ad esempio, “mangiare con gli occhi”, “guardare verso nuovi orizzonti”, “andare a naso”, “andare a caccia di clienti nuovi”, “domare un collaboratore difficile”.Puoi ricorrere all’uso di metafore in diverse situazioni: quando parli in meeting di lavoro o al telefono con un tuo potenziale cliente o ancora quando tieni una qualsiasi presentazione in pubblico. Il segreto è abituarti pian piano a farlo e sviluppare un pizzico di creatività e spirito critico in più. Evita di confonderle con le similitudini. Le similitudini sono paragoni espliciti, nei quali vengono messi a confronto, anche mediante congiunzione, due elementi che hanno una o più caratteristiche in comune. Le similitudini si distinguono nettamente dalle metafore perché sono introdotte da “come” e “assomiglia”.

Esempi di similitudini : Lorenzo è preciso come un orologio, Paolo assomiglia a un orango tango, Giulia è veloce come una gazzella. 

“Un rappresentante, un impiegato e un direttore del personale escono dall’ufficio a  mezzogiorno e vanno verso un ristorantino quando sopra una panca trovano una vecchia lampada ad olio. La strofinano e appare il genio della lampada.

“Generalmente esaudisco tre desideri, ma poiché siete tre, ne avrete uno ciascuno”.

L’impiegato spinge gli altri e grida: “tocca a me, a me….Voglio stare su una spiaggia incontaminata delle Bahamas, sempre in vacanza, senza nessun pensiero che potrebbe disturbare la mia quiete”. Detto questo svanisce.

Il rappresentante grida: “a me, a me, tocca a me!!!! Voglio gustarmi un cocktail su una spiaggia di Tahiti con la donna dei miei sogni!” E svanisce.

Tocca a te, dice il genio, guardando il Direttore del personale.

“Voglio che dopo pranzo quei due tornino al lavoro!”

Lasciate sempre che sia il capo a parlare per primo!

A presto!

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