siamo uomini o scimmie? l’importanza dei neuroni specchio

gennaio 10, 2017

Per quale ragione ci sentiamo così tanto coinvolti mentre assistiamo ad un evento sportivo, durante la proiezione di un film, oppure durante l’ascolto di un brano musicale? La risposta a questi affascinanti interrogativi proviene dalla scoperta dell’esistenza di «un meccanismo di comprensione, grazie al quale le azioni eseguite dagli altri, captate dai sistemi sensoriali, sono automaticamente trasferite al sistema motorio dell’osservatore, permettendogli così di avere una copia motoria del comportamento osservato, quasi fosse lui stesso a eseguirlo. I neuroni che compiono questa trasformazione dell’azione da un formato sensoriale a uno motorio sono stati chiamati neuroni specchio.» Lo scienziato che circa 20 anni fa li ha scoperti si chiama Giacomo Rizzolatti. Il sistema mirror ci permette una rapida visione di ciò che ci accade intorno, di provare le emozioni altrui, immedesimandoci ed entrando in empatia, e di imparare per imitazione. Capire le azioni degli altri e le intenzioni che ne sono alla base è una caratteristica della nostra specie, che ci consente di interagire con i nostri simili e di empatizzare con loro. Una serie di aspetti affascinanti  hanno fatto della scoperta dei neuroni specchio una delle più intriganti di questo campo della ricerca, e delle più popolari anche tra i non addetti ai lavori. I primi esperimenti, condotti sui macachi, hanno permesso di localizzare i neuroni specchio nella corteccia premotoria ventrale, e nel lobo parietale inferiore. La loro particolarità consiste nel fatto che essi vengono attivati quando le scimmie eseguono alcune azioni, ma l’attivazione si ottiene anche quando le scimmie osservano le stesse azioni specifiche compiute da altri soggetti. Per lo scienziato, l’apprendimento per imitazione sarebbe tra le cose che distinguono gli esseri umani dagli altri primati non umani.

“Mentre nei bambini l’apprendimento per imitazione è velocissimo, le scimmie mostrano grandissime difficoltà”, spiega Rizzolatti: “È stato osservato qualche caso isolato di apprendimento per imitazione, ma il più delle volte la loro è emulazione. Cioè, capiscono dove si vuole arrivare, per esempio ad aprire un barattolo, ma non hanno la pazienza di ripetere le istruzioni, e alla fine lo rompono. Raramente, inoltre, nelle scimmie troviamo neuroni specchio che rispondono a movimenti complicati, che non siano semplicemente muovere o rompere”. L’avvento della risonanza magnetica funzionale, la stimolazione magnetica transcranica, ed elettroencefalogramma, hanno permesso di dimostrare la presenza di un sistema specchio anche nell’uomo. Nell’uomo, proprio come nella scimmia, l’azione osservata «raggiunge» le aree motorie e le attiva. Un individuo, poniamo che si chiami Riccardo, morde una mela. Quando compie quest’azione Riccardo sa cosa sta facendo. Tale sua conoscenza corrisponde all’attivazione di una serie di neuroni motori che preparano l’atto del mordere una mela. Quando Riccardo osserva Giulia mordere una mela, gli stessi neuroni motori che si sono attivati durante l’atto motorio di Riccardo si attivano di nuovo, dando così a quest’ultimo la rappresentazione motoria (detta anche atto motorio potenziale) dell’atto compiuto da Giulia. Riccardo quindi capisce cosa Giulia sta facendo perché l’atto motorio potenziale generato dall’osservazione di Giulia corrisponde a quello che Riccardo genera volontariamente quando prepara o esegue lo stesso atto. La scoperta del sistema specchio ha suscitato interesse e discussioni anche tra gli studiosi del linguaggio. Si è visto che l’osservazione di atti motori manuali attiva la regione dove si trova l’area del linguaggio e che produce lo stesso. Ciò ha confermato l’ipotesi secondo la quale il linguaggio umano non si è evoluto dalle vocalizzazioni, dalle grida degli animali, ma dalla comunicazione gestuale, simile a quella che si può osservare nei primati superiori non umani oggi esistenti. Un altro motivo per cui la scoperta del sistema specchio ha suscitato enorme interesse è che essa permette di proporre un meccanismo in grado di chiarire un aspetto fondamentale della comunicazione, quello che riguarda la creazione di un legame diretto tra colui che manda un messaggio (mittente) e colui che lo riceve (destinatario): la parità tra il mittente e il destinatario, spiegando come un segnale arbitrario emesso da un certo individuo possa assumere un preciso significato per il suo destinatario. Ciò vale sia per il linguaggio verbale che non. Il meccanismo specchio «trasforma» un’azione compiuta da un individuo in una rappresentazione di quella stessa azione nella corteccia motoria di chi la osserva. In altri termini, crea un legame diretto, non arbitrario, tra i due individui. Le azioni compiute da un individuo diventano messaggi che l’osservatore comprende senza che vi sia alcun accordo preliminare tra di loro, cosa che tra l’altro implicherebbe un ricorso all’infinito. La nostra capacità di percepire i fonemi non si basa sul loro aspetto acustico, ma sul fatto che essi sono in grado di evocare nell’ascoltatore un pattern motorio simile a quello che serve per emetterli. Ciò spiega perché riusciamo a percepire e considerare come identici, in significato, fonemi acusticamente molto diversi tra loro: quando un individuo ascolta stimoli verbali vi è un’automatica attivazione dei suoi centri motori responsabile dell’emissione dei fonemi presenti nelle parole ascoltate. Possedendo la copia motoria del fonema ascoltato l’ascoltatore lo distingue e percepisce (teoria motoria del linguaggio).In questi ultimi anni sono state studiate due emozioni: il disgusto e il dolore. Il disgusto, pur non essendo riconosciuto da tutti come un’emozione di base, appare presente negli esseri umani indipendentemente da sesso, razza e classe sociale. Ecco un esperimento con due condizioni diverse: nella prima, ai soggetti era chiesto di annusare odori piacevoli, neutri o disgustosi, mentre nella seconda essi dovevano osservare l’espressione facciale di individui che esprimevano le stesse emozioni. In presenza di stimoli disgustosi (annusati direttamente o osservando espressioni di disgusto) si attivano strutture cerebrali (insula anteriore e cingolo) che sono  dotate di un meccanismo specchio che trasforma stimoli visivi con contenuto emotivo in viscero-motori tipici dell’emozione osservata. Come il disgusto anche il riconoscimento del dolore in altri è legato all’attivazione delle strutture che entrano in funzione quando è l’individuo che osserva a provare dolore in prima persona. Il riconoscimento del dolore altrui risulta quindi mediato da un meccanismo specchio. Attraverso questa scoperta, si è appreso che siamo in grado di vivere certe emozioni. Ecco perché nel contesto comunicativo vengono introdotti i neuroni specchio, per cercare di giustificare aspetti ingnoti che inducono il consumatore a fare delle scelte. I guru del marketing stanno studiando i possibili meccanismi che regolano le fasi di acquisto e le decisioni che portano a farlo, cosa influenza una scelta e cosa ne incentiva un’altra. Perché davanti ad una bottiglia d’acqua, di marche sconosciute facciamo una scelta e non un’altra? Le emozioni sono al centro di ogni scelta, il problema è che lo sanno i maggiori esperti di marketing delle migliori aziende del mondo. In ogni angolo ci sono pubblicità, cartelloni, immagini, giornali, tv, radio, web e siamo a conoscenza che anche i messaggi pubblicitari sono fatti solo per un fine: vendere un prodotto. Non è così importante che il messaggio sia chiaro e veritiero, è importante che porti a vendere. Il cliente finale, quindi, sa che è meglio non fidarsi molto e cerca così di vederci chiaro ogni volta che vuole fare un qualsiasi tipo di acquisto. Compero un brand o un prodotto di qualità? Pago per la marca o per la sostanza?Il comportamento dei consumatori è basato su processi razionali solo in minima parte: quando ad entrare in gioco è l’inconscio il rischio è un’inconsapevole incoerenza tra affermazioni e realtà. Se tali strumenti possono rivelarsi inaffidabili, come è possibile colmare il gap tra opinioni espresse e comportamento effettivo?

“Lo voglio anche io!”: l’influenza dei neuroni specchio

Si tratta di un meccanismo innato; guida le reazioni umane ed è alla base dei comportamenti imitativi, che influenzano in modo determinante gli acquisti degli individui e decretano l’emergere di tendenze. Spesso i neuroni specchio agiscono insieme alla dopamina, sostanza chimica del piacere rilasciata nel cervello, suscitando ad esempio il desiderio di avere il vestito indossato dalla modella in una rivista o di possedere lo stesso cellulare dell’idolo del momento. La capacità di un’azienda di costruirsi un’immagine distinta e una personalità forte consente perciò di orientare verso di sé i desideri dei consumatori che si identificano o aspirano alla visione proposta.È tramite il brain imaging che, nella pratica, è possibile utilizzare le conoscenze neuroscientifiche al servizio di un marketing efficace. Attraverso questa tecnica il cervello viene “scannerizzato” ed è possibile conoscere le zone attivate nell’approccio al prodotto e comprendere come la stimolazione cerebrale agisce sulle scelte individuali.Il neuromarketing ha inoltre confermato la potenza dei logo nell’evocare l’immagine del brand tanto che, nel caso di marchi iconici come Coca-Cola, Disney o Apple, essi vengono richiamati alla mente e influenzano le nostre percezioni anche quando non li notiamo consapevolmente. Inoltre tali ricerche hanno però dimostrato che è un altro dei cinque sensi quello che, se stimolato, invia al cervello i segnali più intensi: l’olfatto.In un contesto comunicativo sempre più caotico, in cui solo una minima parte degli innumerevoli messaggi inviati ai consumatori viene davvero recepita, il neuromarketing rappresenta lo strumento di ricerca ideale per l’implementazione di strategie mirate ed efficaci. Nella creazione di un brand che lasci la propria impronta nella mente del consumatore, ma anche nella selezione dei canali di comunicazione ottimali, conoscere come il cervello recepisce ed elabora i segnali inviati consente di soddisfare le esigenze implicite dei consumatori e può rivelarsi determinante per il successo.

  • Il Cervello Razionale (pensa), la corteccia cerebrale che elabora i dati razionali e condivide le sue deduzioni con gli altri due
  • Il Cervello Intermedio (ascolta), elabora le emozioni e i sentimenti profondi e condivide i suoi risultati con gli altri due cervelli
  • Il Cervello Primitivo (decide), prende in considerazione le informazioni che arrivano dagli altri due e prende le decisioni!

Per essere percepiti e ricordati bisogna essere credibili ed emozionali!

A presto.

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