SAPEVI DI AVERE TRE CERVELLI? TU CON QUALE PENSI?

novembre 18, 2016

Secondo alcune recenti ed innovative ricerche scientifiche, ognuno di noi non ha solo un cervello, ma dispone di ben tre distinti centri nervosi.

Il cervello nel corso della sua evoluzione ha subito delle modifiche che l’hanno portato a svilupparsi. Lungo questo periodo di tempo, diverse strutture si sono sedimentate una sull’altra. Inizialmente era formato solo dal tronco encefalico, la cui funzione era quella di mantenere in vita l’organismo controllandone le funzioni vitali. Poi, dal bulbo olfattivo, si è sviluppato il sistema limbico, la cui caratteristica principale era far reagire l’organismo agli stimoli ambientali, principalmente attraverso 2 comportamenti: attacco o fuga. Infine si è sviluppata la neocorteccia cerebrale. Senza corteccia cerebrale un uomo sarebbe cieco, sordo e muto e quindi non sarebbe in grado di interpretare le informazioni provenienti dal mondo in cui vive. Solo grazie alla corteccia riusciamo a provare sentimenti verso gli altri, apprezzare i Notturni di Chopin e nel caso del consumatore infondere valore ad un brand. Il cervello rettiliano, è la sede degli istinti primari, delle funzioni corporee autonome, del territorio, della conquista, della difesa, dei comportamenti che riguardano l’accoppiamento, la risposta attacco-fuga, ed anche quelli che avvengono in un gruppo e che formano le gerarchie sociali. I rettili, creature a sangue freddo, hanno solo questa parte; negli esseri umani (che conservano le stratificazioni dell’evoluzione) quest’istanza può esser considerata la parte animale e più arcaica, a contatto con gli istinti primordiali e le reazioni autonome di fuga ed attacco, ma anche di quelle più complesse come la competizione, in totale assenza di coscienza morale.  Gli ultimi, straordinari progressi delle neuroscienze mostrano che la mente è l’ espressione del cervello, ovvero il risultato delle diverse acquisizioni che l’ uomo ha compiuto nel tempo. Il cervello è tuttavia parte del corpo e tra cervello e corpo esistono legami notevoli. Ciò che accade nel cervello infatti si riflette sul corpo e oggi sappiamo che anche ciò che accade negli organi si riflette sulla mente.  Il rapporto mente- cervello è un problema che ha una storia interessante. Per secoli, i due termini hanno indicato “cose” differenti che in qualche modo si integrano. Cartesio parla di “res cogitans” e “res extensa” per indicare che da una parte c’è lo spirito e dall’ altra parte c’è la materia. Il dualismo cartesiano è pure presente nel mondo greco. Platone pensa a un mondo delle idee (Iperuranio) che si distingue dal mondo dei corpi e descrive il corpo come una prigione in cui l’anima è “incarcerata”. A sua volta, il cristianesimo compie una divisione ancora più netta, e l’Iperuranio di Platone diviene il luogo delle anime, dal momento in cui si separano dal corpo. Il cervello è visto come un cristallo che viene colpito dalla luce rappresentata dallo spirito che viene dal cielo.Per conoscere il funzionamento di un atteggiamento mentale, occorre conoscere quindi il funzionamento della macchina più potente dell’universo: il nostro cervello. Negli ultimi decenni si sono fatte scoperte su questa macchina portentosa, eccezionali. Una di queste scoperte è stata conoscere, ad esempio, una funzionalità potentissima di quest’organo: la neuro plasticità. La possibilità del cervello di essere malleabile e programmabile. Ogni nuova esperienza che facciamo, forma un nuovo circuito neurale e più ripetiamo questa esperienza, più questo circuito si rafforza facendo diventare l’esperienza o quel comportamento una vera e propria abitudine.

Quando parliamo di cambiamento di un qualsiasi nostro comportamento che ci crea disagio nella nostra esistenza, di solito pensiamo che sia sufficiente la sola volontà di fare o non fare una determinata cosa. In un nostro qualsiasi comportamento che vorremmo cambiare, come ad esempio smettere di fumare, oppure, avere un igiene alimentare conforme alla nostra struttura fisica, oppure ancora smettere di fare eccessivo uso di alcool o droghe, sappiamo che possono coesistere in noi sia la consapevolezza di quello che stiamo facendo, che la nostra inconsapevolezza in merito al perché lo facciamo e questo accade anche se siamo molto convinti di voler evitare uno dei comportamenti su detti. In questo articolo voglio riportare l’attenzione sugli studi di un neurobiologo statunitense, Paul D. MacLean, autorevole scienziato nel campo della psichiatria, specializzato nelle neuroscienze. Ha dato un importante contributo allo studio del cervello e delle sue funzioni proponendo un modello della struttura e dell’evoluzione dell’encefalo noto come “Triune Brain” o cervello tripartito.  Per entrare nel vivo dell’argomentazione e delle distinzioni proposte da Paul D. MacLean, diciamo che abbiamo nella nostra scatola cranica tre cervelli.ognuno di questi tre cervelli ha specifiche funzioni di vitali importanza per l’essere umano.Secondo MacLean il cervello umano presenta una organizzazione strutturale e funzionale gerarchica, caratterizzata da tre componenti o “cervelli” basilari sviluppatisi nel corso dell’evoluzione dell’uomo. Ogni cervello ha funzioni distinte e caratteristiche, la sua intelligenza, specifica memoria e senso del tempo e dello spazio. Tuttavia, essi interagiscono e si intrecciano con quelle degli altri in modo da generale un “unicum” cerebrale.
Le tre forme anatomiche distinguibili sono:

cervello rettiliano”,

cervello limbico”,

cervello neocorticale prefrontale”.

Il cervello rettiliano: (o ipotalamo), dispensa piaceri e sofferenza per incitare l’individuo a preservare la propria integrità sul piano fisico.Presiede tutte le funzioni fisiologiche come la circolazione del sangue o la respirazione. La protezione fisica è un suo merito. Possiamo notare come le sue funzioni siano istintive e reattive all’ambiente in cui l’uomo vive, permettendogli di adattarsi ad esso, istintivamente appunto e come anche nell’istinto sessuale di riproduzione della nostra specie. Da un punto di vista anatomico, il cervello rettiliano comprende il tronco encefalico, il cervelletto e i gangli della base.  E’ merito suo se sentiamo dolore quando mettiamo la mano sul fuoco e per questo la togliamo immediatamente.  Allo stesso modo governa quei bisogni o necessità come il mangiare, il bere, dormire e accoppiarsi. Più il bisogno si fa urgente e più questo cervello invia segnali di sofferenza allo stato cosciente. Una volta che il bisogno viene soddisfatto, invia segnali opposti, quelli di piacere.Questo cervello è incapace di prendere decisioni coscienti, e proprio per questo comunica in maniera fedele agli altri due cervelli ogni informazione necessaria.L’ istinto intrinseco del cervello rettiliano è la sopravvivenza.

Il cervello limbico (o memoria programmante) trasmette sensazioni di piacere e sofferenza a livello psichico. Gestisce tutti i programmi, possiamo dire i vari software installati, di comportamento automatici.Questo cervello ha necessità di una ripetizione costante e continua per poter apprendere, ma poi mantiene saldamente ciò che ha appreso, qui hanno sede quei rituali che difficilmente cambiamo. Secondo MacLean, il sistema limbico può essere ulteriormente diviso in 3 regioni principali che costituiscono nel loro insieme l’anello limbico:
• La prima è costituita dalla parte inferiore dell’anello limbico, in stretta relazione con l’amigdala ed è in gran parte responsabile delle sensazioni emotive e dei comportamenti finalizzati all’autoconservazione. Essa media le funzioni primarie come alimentazione, lotta e auto-protezione determinando le sensazioni elementari come la fame, la sete, la minzione, la nausea, il terrore, la rabbia, la tristezza.
• La seconda regione è situata nella parte inferiore dell’anello limbico, come la prima, ed ha una stretta relazione con gli stati emotivi e i comportamenti che si riferiscono alla socievolezza, la procreazione e la conservazione della collettività a cui si appartiene.
• La terza regione è situata, invece, nella parte superiore dell’anello limbico, un area chiamata corteccia cingolata e comprende l’ipotalamo, il talamo anteriore e il talamo medio-dorsale, oltre a una parte della neocorteccia prefrontale. E’ merito suo se possiamo parlare e camminare allo stesso momento, guidare e ascoltare la radio, parlare al telefono e gestire un’applicazione al computer.

Registra e riproduce meccanicamente atteggiamenti, comportamenti, movimenti, gesti e pensieri, ripetuti regolarmente. E’ programmato dalla genetica e dall’apprendimento o addestramento. A lui va il merito del nostro istinto ad associarci ad altre persone. Può creare competizione e ci fa provare piacere nello stare in gruppo, sia esso la famiglia, la città, o l’associazione occasionale. L’ istinto associato al cervello limbico è l’istinto gregario (istinto materno, istinto di competizione, ecc).

Il cervello neocorticale prefrontale: (o intelligenza) è una prerogativa del genere umano. Grazie a questo cervello possiamo utilizzare il nostro libero arbitrio fare un check o rimettere in discussione tutti quegli automatismi, quelle convinzioni, quei condizionamenti, per orientare la propria esperienza personale che sia frutto di una visione autonoma e una riflessione propria. Grazie a questo cervello possiamo adottare un atteggiamento mentale che vada oltre a quel riflesso incondizionato degli altri cervelli. A questo cervello possiamo attribuire la capacità di farci sentire felici. A tale scopo, però, dobbiamo imparare a scegliere la riflessione al riflesso Questo non significa il rifiuto categorico ai nostri istinti che fanno sempre parte della nostra fisiologia, ma considerarli come degli scalini che ci permettano di elevarci continuamente. L’istinto associato alla neocorteccia è quello della scoperta, che fa spingere sempre in avanti l’uomo, nell’allargare i suoi orizzonti. Ha un’ulteriore caratteristica, quella di dividersi in due emisferi cerebrali, destro e sinistro, con specifiche funzioni. Intanto possiamo affermare che l’emisfero destro controlla e gestisce la parte sinistra del corpo umano e l’emisfero sinistro controlla e gestisce la parte destra del corpo umano. Laddove quindi l’emisfero destro è emotivo, sognatore, olistico, spaziale, intuitivo; quello sinistro è logico, temporale, analitico, sequenziale, verbale. Occorre quindi considerare quanto appena accennato nella formulazione ed applicazione di un qualsiasi cambiamento di un nostro comportamento, integrando le conoscenze e le specifiche caratteristiche di cui il nostro sistema nervoso centrale è dotato, siano esse istintive, emotive che intellettive.Da qui se ne deduce che l’essere umano attraverso le proprie esperienze, assorbe informazioni dalla sua realtà circostante, creando dei vincoli con la stessa, siano essi neurologici che sociali ed individuali.

Facciamo ora un esempio di cambiamento di un comportamento indesiderato. Poniamo che una persona sia in sovrappeso, non relativamente ad una patologia in atto ma per effetto di un comportamento disordinato alimentare, ed intenda ritrovare la “silhouette” conforme alla sua struttura fisica di base. La sola dieta ben studiata da uno specialista nella nutrizione umana, non sarà sufficiente a far ritrovare ciò che la persona vuole riconquistare, se non limitatamente nel tempo e se non in aggiunta di altre specifiche azioni. Né tanto meno la sola volontà di applicare la dieta con regolarità. Come abbiamo visto, in particolare nella sede del cervello limbico (cervello emotivo), esistono meccanismi di registrazione lenti, ma che poi rimangono impressi indelebilmente in questa sede. Se non consideriamo ed integriamo nel processo di cambiamento di abitudine (alimentare), anche quanto registrato emotivamente, sarà una partita persa sin dall’inizio. Ma anche il nostro sistema neurologico primitivo (cervello rettiliano) va considerato, permettendo ad esso di trovare quei ritmi equilibrati a lui indispensabili, come la qualità e la quantità di sonno necessari; qualità e quantità di alimentazione; qualità e quantità di attività sessuale; conformi all’ordinarietà dell’essere umano. In ultimo, bisogna poi considerare quello che viene chiamato anche cervello parlante (neo-cortex) che presenta ulteriori ostacoli da superare. Infatti con le sue caratteristiche bilaterali, che hanno funzioni diverse e che sono sede una dell’inconscio (emisfero cerebrale destro) e del conscio (emisfero cerebrale sinistro) della persona, la stessa dovrà attivare un processo di “dialogo” tra le due parti, al fine di poter mandare ad effetto le eventuali azioni che intende intraprendere per attivare un comportamento alternativo e risolutivo al suo problema di peso. Un “dialogo” adeguato tra i due emisferi, permette alla persona di considerare le eventuali azioni inconsce che l’emisfero destro attiva perché non soddisfatto emotivamente in alcuni suoi bisogni. In questo caso la parte inconscia incalza appunto l’emisfero sinistro con una pressione emotiva che quest’ultimo interpreta come messaggio semplice di ricerca, in questo caso, di cibo (vincolo neurologico ed emotivo). Laddove viene permesso all’inconscio di dialogare con la parte cosciente della persona, diverrà più facile creare i presupposti per trovare diverse soluzioni al suo problema, che potrà attivare con maggiore facilità. Se consideriamo tutto quanto suddetto e lo attiviamo nelle successive tre quattro settimane con costanza, l’assunzione e la memorizzazione di nuove informazioni avranno un effetto di radicamento nel sistema della persona, per cui la stessa originerà un automatismo del nuovo comportamento.Certo è, che le scoperte delle neuroscienze sono in continuo progresso e mantenerci al passo con tale progresso e scoperte ci darà la capacità di sviluppare un Atteggiamento Mentale Felice.

 

A presto

 

 

 

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One comment

  1. Questo è quanto affermava Paul McLean. I più recenti studi hanno individuato 3 centri neurologici con cellule strutturalmente equiparabili ai neuroni: testa cuore e pancia sono le 3 sedi.
    A questo proposito ti cito un interessantissimo libro pubblicato recentemente da due ricercatori e trainer australiani, Grant Soosalu e Marvin Oka, che si intitola “mBraining” . Partendo dalle più recenti ricerche scientifiche sull’esistenza dei tre cervelli, i due autori hanno sviluppato un innovativo metodo per sviluppare la comunicazione e l’integrazione di testa, cuore e pancia, attraverso una serie di tecniche chiamate mBIT (multiple Brain Integration Techniques).

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