yes you can: il valore dell’assertività

giugno 14, 2016

Una persona assertiva è in grado di esprimere le proprie opinioni, emozioni e punti di vista, facendo valere i propri diritti nel rispetto di quelli altrui. Potremmo definire l’assertività come quel punto d’equilibrio fra gli stili comunicativi passivo/aggressivo, che permette all’individuo di esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni e di impegnarsi a risolvere positivamente le situazioni e i problemi. Essa deve essere valutata all’interno della situazione sociale ed è un processo continuo di aggiustamento della propria performance comunicativa. La parola “assertività” deriva dal latino ad serere, e significa «asserire» o anche affermare se stessi. L’obiettivo generale di uno stile di relazione assertivo è quello di creare rapporti interpersonali positivi e chiari; significa avere contatti basati sulla fiducia reciproca e sulla collaborazione e nello stesso tempo saper affrontare con serenità ed efficacia anche le situazione problematiche.

Assertivo non vuol dire:

  • apparire sinceri ed aperti per meglio approfittare degli altri
  • mettere l’interlocutore nella condizione di dovere per forza aderire alla nostra idea, proposta
  • voler vincere in ogni situazione ed ottenere sempre incondizionatamente ciò che si vuole
  • studiare attentamente le idee, bisogni e debolezze degli altri per poterle dominare
  • emulare stereotipi del tipo “l’uomo che non deve chiedere mai” o adottare uno stile del tipo “lei non sa chi sono io”! O al contrario diventare i buoni samaritani “porgere sempre e comunque l’altra guancia”, rinunciando alla difesa dei propri diritti nel nome della “buona educazione”.

La persona assertiva partecipa alla relazione con un atteggiamento costruttivo e responsabile tenendo conto di se stessa e dell’altro, esprimendo liberamente il proprio pensiero e le proprie emozioni senza particolare ansia o timore, è priva di giudizio e pregiudizi, utilizza una modalità di comunicazione chiara e diretta. Appare evidente, data la presenza di comportamenti passivi e aggressivi, che assumere questi stili comporta dei vantaggi; nessuna condotta, infatti, si mantiene se non ha conseguenze positive (rinforzo positivo) per la persona o se non evita un evento avversivo (rinforzo negativo). Le persone non sono mai sempre e solo aggressive, passive o assertive. Lo stile di relazione deve essere valutato avendo come riferimento: la situazione specifica, lo stato psico-fisiologico della persona in quel determinato momento, e l’ambiente socio-culturale di riferimento. L’assertività è un modo di comunicare che nasce dall’armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità senza necessariamente modificare la propria personalità. Non solo è importante conoscere le tecniche per migliorare l’assertività, ma occorre sviluppare nuove abitudini di comportamento e perfezionare l’educazione dei sentimenti e delle emozioni.

CARATTERISTICHE DELLA PERSONA ASSERTIVA (“io sono ok, tu sei ok),
Assertività è una tecnica di comportamento efficace se è parte integrante del nostro atteggiamento.Chi ha uno stile assertivo è riconoscibile da alcuni segnali fisici di comunicazione verbale e non verbale. Lo stesso per persone tendenzialmente passive o aggressive. Qualunque autodiagnosi evidenzia che è difficile che una persona sia solamente passiva o aggressiva o assertiva. In ognuno coesistono gradi diversi di questi comportamenti tendenziali. È importante essere consapevoli di quello che prevale sugli altri. Occorre essere assertivi riguardo a noi stessi:
1)  Riconoscere serenamente i propri limiti
2)  Fissare obiettivi realistici di cambiamento
3)  Evitare di lasciarsi ricattare

A questa modalità comunicativa si contrappone uno stile comunicativo passivo e aggressivo.

Caratteristiche del tipo passivo (“io non sono ok, tu sei ok”)
Il soggetto con uno stile di comunicazione passivo pensa più ad accontentare gli altri che non se stesso, è facilmente influenzabile e subisce le situazioni senza opporsi. È un soggetto che ha un’elevata ansia sociale, che non riesce ad esprimere adeguatamente i propri bisogni e le proprie esigenze. Il suo obiettivo è ottenere il consenso di tutti ed evitare qualsiasi forma di contrasto con gli altri. Nel breve termine questo tipo di atteggiamento è utile per ridurre l’ansia, ma finisce col limitare notevolmente la capacità dì azione della persona. Alla base di questo atteggiamento vi sono spesso sensi di colpa associati ad una forte componente ansiosa.

Caratteristiche del tipo aggressivo (“io sono ok, tu non sei ok”),
Il soggetto con questo stile è una persona che non rispetta i limiti degli altri, è concentrato sui propri desideri senza badare a coloro che gli sono intorno. Per fare questo utilizza qualsiasi mezzo a propria disposizione, anche distruttivo e violento. La tendenza è quella di dominare gli altri e l’unico obiettivo che si pone è il potere personale e sociale. Alla base di questo tipo di comportamento vi sono ancora delle componenti d’ansia accompagnate però da rabbia e ostilità. C’è anche un disprezzo degli altri e un mancato riconoscimento della dignità altrui.

Il cammino verso l’assertività parte dallo sviluppo della capacità di capire quali siano i propri e gli altrui diritti per arrivare ad affinare la capacità di difenderli e sostenerli anche e soprattutto in circostanze in cui ciò non è facile.Il concetto di diritto è uno dei concetti di base per quanto concerne l’assertività. Nella definizione di assertività si parla infatti di: “difesa dei propri diritti senza violare quelli degli altri”.  In altre parole, quando ci si trova in una situazione di relazione, conoscere i propri diritti e quelli dell’interlocutore consente di capire se si stanno in qualche modo violando, e fornisce i parametri in base ai quali si può decidere se è opportuno sollevare una certa questione e fino a che punto ci si può spingere nel sostenerla. In ogni situazione le persone coinvolte hanno diritti particolari e correlati al contesto e alla cultura di appartenenza. Esistono, però, dei principi qualificabili come diritti inviolabili della persona che proprio in quanto tali, sono comuni a tutte le situazioni di relazione e non possono  essere dimenticati. Il rapporto con gli altri viene continuamente filtrato da qualcosa che è dentro di noi, il nostro filtro è composto da diversi elementi: autostima, convinzioni, condizionamenti culturali, sociali, politici, filosofici, religiosi, lo spirito dell’epoca in cui viviamo. Le caratteristiche psicologiche generali ci inducono ad interpretare gli eventi e i rapporti con gli altri. Non possiamo non interpretare i fatti, è inevitabile, forse quello che possiamo sperare è di non distorcerli troppo. La valutazione che ognuno da di sé in termini di importanza e di capacità personali (autostima), è molto importante perché condiziona pensieri ed azioni ed influisce sullo stile di relazione interpersonale. Quando si parla di autostima si fa riferimento alla certezza interiore del proprio valore, la coscienza di essere un individuo unico, di essere una persona che ha dei punti di forza e dei limiti. L’autostima corrisponde all’atteggiamento che ciascuno di noi ha nei confronti di se stesso e comprende:

  • l’aspetto cognitivo: l’opinione che ognuno ha di sé (aspetto fisico, conoscenze, professione, raggiungimento degli obiettivi prefissati);
  • l’aspetto emotivo: cosa la persona prova nei propri confronti (affetto, indifferenza, ostilità…);
  • l’aspetto comportamentale: come la persona si comporta nei suoi riguardi (rispetto di sé, soddisfazioni proprie).

I requisiti di un’adeguata autostima sono:

  • coscienza del proprio valore: per avere un’adeguata autostima bisogna avere coscienza e consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità e mantenere una buona aderenza alla realtà, cioè vedere il mondo esterno con obiettività;
  • accettazione dei propri limiti, delle proprie debolezze, inadeguatezze;
  • fiducia nel saper affrontare e risolvere i problemi. Sapere di poter contare sulle proprie risorse e sulle proprie capacità di adattamento alle situazioni problematiche.
  • Essere pronto a rischiare un fallimento. Persona forte psicologicamente ha il coraggio di rischiare e non ha paura di sbagliare e di esporsi.

La consapevolezza e l’accettazione dei propri diritti e di quelli altrui nasce dalla concezione che si ha di se stessi, e più in generale delle persone, delle idee e delle situazioni, consapevoli che l’interpretazione della realtà non corrisponde sempre a ciò che “appare”. Ad esempio una persona depressa tende a distorcere in senso negativo quanto avviene fuori e dentro di lei, rischiando di peggiorare il proprio umore che, a sua volta, potrà incidere sull’interpretazione degli eventi, rendendoli sempre più negativi.  Adesso per comprendere meglio il concetto di autostima vi propongo un racconto: “Il re”.

Un re andava a caccia con il suo cavaliere preferito e con un servitore, quando rimasero separati dal resto del gruppo.Mandò il servo a cercare l’uscita della foresta. Il servo incontrò un cieco con un bambino, e gli ordinò: “in nome del re, indicami la strada che porta fuori dalla foresta o ti taglio la testa”. Il cieco gliela indicò e il servo lo seguì. Dopo un po’ arrivò il cavaliere  mandato allo stesso scopo. Il cavaliere chiese al cieco: “Vi prego, signore, indicatemi la strada per uscire dalla foresta”. Il cieco gliela indicò e il cavaliere sparì. Dopo un po’ arriva il re. “Mi sono perduto” disse il re. “Aiutereste questo povero sciocco ad uscire dalla foresta?” “Certo, vostra maestà” disse il cieco. “Il vostro servo e il vostro cavaliere sono già andati nella direzione giusta”. Quando il re se ne andò, il bambino chiese al cieco: “Come avete fatto a distinguere il re dagli altri?” Ed il cieco rispose: “Solo una persona debole minaccia gli altri, e quindi il primo era un servo. Solo un cavaliere si sarebbe rivolto in tono educato a un contadino, che gli è inferiore. E solo un re poteva assumersi la piena responsabilità per essersi perso”.

Quello che conta non è il risultato ottenuto quanto la sensazione di essere in grado di agire e di influenzare il corso degli eventi verso un obiettivo desiderato. In che modo il livello di autostima e di auto-efficacia determinano la capacità o meno di emettere un comportamento assertivo o viceversa passivo o aggressivo? L’idea di valere poco, il senso di inadeguatezza e di “non essere capace di” sono spesso all’origine di comportamenti passivi o, viceversa, aggressivi e di imposizione del proprio volere e parere sull’interlocutore.

L’assertività è una delle caratteristiche chiave delle persone di successo.

Spunti di riflessione:

  • Fai un veloce “check-up” dei tuoi comportamenti quotidiani rispetto ai contesti sopra indicati.  Con quanti di questi ti identifichi di più, in quale aree vorresti migliorare?
  • Hai la sensazione di reagire a volte in modo troppo aggressivo oppure troppo passivo durante le tue giornate lavorative?  E nella vita privata?
  • Diresti che le persone a volte si approfittano della tua gentilezza oppure della tua disponibilità?  Hai un comportamento eccessivamente passivo? O magari noti che il tuo comportamento tende ad essere eccessivamente aggressivo?
  • Diresti che a volte soffri di sensi di colpa per aver reagito in modo eccessivamente aggressivo ad un collega, un fornitore, in famiglia?
  • Cosa potresti fare concretamente per trovare un modo più assertivo di rapportarti con gli altri?

 

 

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