il modellamento in pnl

Noi siamo organismi viventi in grado di utilizzare le risorse dell’ambiente per produrre l’energia necessaria al nostro mantenimento in vita e lo facciamo muovendoci ed agendo con intenzionalità, in funzione di scopi pianificati sulla base sia di rappresentazioni mentali della situazione attuale, sia di rappresentazioni mentali anticipatrici della situazione futura desiderata o paventata. Dall’esterno e dall’interno di noi riceviamo, o catturiamo, attraverso i sensi, una grandissima quantità di input relativi ai cambiamenti dell’ambiente. Questi input subiscono un processo universale di modellamento che utilizza tre attività (cancellare, deformare, generalizzare). Il risultato di questo processo forma quello che chiamiamo “l’esperienza”. L’esperienza, a sua volta, genera la nostra risposta comportamentale inducendo delle modificazioni esterne ed interne del nostro stato rispetto all’ambiente: ci muoviamo, cambiamo posizione, cambiamo umore, proviamo un’emozione, abbiamo un ricordo, proviamo un desiderio, ecc. Tutto ciò diviene parte della situazione, così come monitorata dai sensi esterni e dagli organi interni deputati a far pervenire al cervello le informazioni sul contesto (sistema circolatorio, sistema linfatico, sistema immunitario, ecc.) ed il ciclo continua senza interruzioni. È utile concepire l’esperienza come un flusso ininterrotto nel quale si succedono, intersecandosi e soprapponendosi, tre elementi: processi interni (pensieri, credenze, convinzioni, ricordi, strategie, piani, decisioni, ecc.), stati interiori (emozioni, umori, sentimenti, ecc.) e comportamenti esteriori (movimenti, gesti, posture, respirazione, ecc.). Date l’intrinseca unità mente-corpo e l’unitarietà dell’esperienza, agendo su una qualunque parte del sistema si possono produrre cambiamenti in tutto il sistema. In altre parole, possiamo modificare i nostri comportamenti esteriori per cambiare il nostro stato interiore, o possiamo cambiare i nostri processi interni per cambiare le nostre emozioni, e così via.  Una delle prime e più importanti scoperte fatte da Bandler e da Grinder è che l’esperienza è un processo continuo, “rientrante”, che tuttavia ha una struttura, cioè si basa su un metodo. Questa struttura è universale ed è riscontrabile anche in quel tipo particolare di comportamento umano che è il linguaggio. Perciò, le regole di formazione del linguaggio, studiate dai linguisti, in particolare quelle della grammatica trasformazionale e della semantica generativa, sono uguali a quelle che l’individuo utilizza per organizzare i dati sensoriali e costruire l’esperienza. L’enorme massa d’informazioni sensoriali disponibili, secondo dopo secondo, attraverso tutti gli organi di senso, è filtrata in vario modo dal Sistema Nervoso Centrale, e solo una piccola parte di quelle informazioni entra a far parte dell’esperienza cosciente. Il meccanismo di selezione opera, come abbiamo già detto, attraverso una serie sistematica di operazioni: cancellazioni, distorsioni e generalizzazioni. Chiamiamo queste tre operazioni “Processi Universali di Modellamento”. Senza questi filtri neurologici, il cervello sarebbe costantemente invaso da un’infinità di dati privi d’informazione rilevante. Questi processi di modellamento permettono agli esseri umani di mantenere modelli coerenti della loro esperienza. Conseguentemente, le percezioni che costituiscono l’esperienza conscia sono necessariamente ristrette, in ogni dato momento, ad un limitato numero di distinzioni percettive in ciascuno dei canali sensoriali. Chiamiamo queste distinzioni “Sub-modalità”. Questi Processi Universali di Modellamento consentono un’ampia gamma di possibilità e opportunità per la creatività umana; essi, tuttavia, mentre da un lato rendono maneggiabile l’esperienza e permettono la creazione di automatismi e programmi, e la formulazione di strategie di adattamento e “coping”, dall’altro lato necessariamente impoveriscono la nostra “cartografia del mondo”, e questo spiega come le persone possono arrivare ad avere “limitazioni” o “problemi” in vari ambiti della loro vita. Infatti, la rappresentazione delle esperienze percettive in raggruppamenti coerenti (gestalt) comporta, come si è detto, la cancellazione di un gran numero d’input sensoriali. Una “Rappresentazione” è soltanto un modo sistematico di codificare le informazioni che riguardano la Realtà, non è la Realtà stessa! È la mappa che raffigura il territorio! Inoltre, proprio come avviene nella costruzione del linguaggio, dove le parole sono raggruppate fra loro all’interno di frasi per mezzo della “punteggiatura”, così il flusso continuo delle percezioni sensoriali è segmentato in “frasi” attraverso un processo di “punteggiatura” dell’esperienza che, così confezionata, va ad alimentare i sistemi della memoria. Un ricordo, dunque, è rappresentabile come un insieme di elementi – processi interni, stati interiori e comportamenti esteriori – solo in minima parte coscienti e in gran parte inconsci. Il fatto che i vari elementi siano legati insieme, a livello mnestico, all’interno di una “frase” unitaria e coerente dà ragione del perché il richiamo di un singolo elemento funge da “attrattore” per il recupero mnemonico dell’intera esperienza e di intere “collane” di esperienze simili. Chiamiamo questa particolare proprietà che lega i vari elementi che costituiscono un’esperienza, e che lega fra loro molteplici esperienze, “ancoraggio”. Il fenomeno dell’ancoraggio, una volta compreso, può essere utilmente impiegato per accedere molto velocemente al ricordo di un’esperienza e, quindi, allo stato interiore che l’accompagna, permettendoci poi di utilizzare quello stato interiore nel contesto appropriato. L’importanza di questo si comprende facilmente se soltanto consideriamo che anche le nostre abilità, le nostre risorse, sono intrinsecamente associate agli stati mentali, sono “memorie stato-dipendenti”, per parlare il linguaggio delle neuroscienze. Perfino attività automatiche ed inconsce, come il respirare, o il pulsare del cuore, possono essere inibite se ci troviamo in un particolare stato interiore di spavento, di trasalimento o anche semplicemente di forte concentrazione, attenzione, stupore, quando ci viene naturale, appunto, trattenere il respiro, restare con il fiato sospeso!